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Suor Maria Teresa una vita di sofferenze ed episodi miracolosi

Montecchio: in una strenna natalizia la storia della religiosa Visse nel monastero al Santuario della Madonna dell’Olmo

MONTECCHIO. Grazie a una caparbia e meticolosa ricerca di Daria Spaggiari, storica montecchiese facente parte la redazione del “Montécc”, pubblicazione donata come strenna natalizia dall’associazione culturale “La Vecchia Montecchio” a coloro che rinnovano la quota associativa, conosciamo la storia di suor Maria Teresa di Gesù Sacramentato.

Caterina Quaranta – questo il nome della suora prima di prendere i voti – era la seconda di nove fratelli. Nacque a Lagnasco (Cuneo) l’8 marzo 1883 e dimostrò subito di essere cagionevole di salute. Tantissime le patologie delle quali soffriva, tra le quali disfunzioni cardiache e un tumore che la obbligavano al riposo assoluto e aumentavano il suo desiderio di farsi monaca.

A sedici anni entrò come educanda nell’istituto Maria Ausiliatrice di Torino, dove avrebbe studiato e completato il suo percorso vocazionale, fino a diventare suora. Ma l’aggravarsi dello stato di salute bloccò il suo percorso e venne rimandata in famiglia.

Per quasi 25 anni Caterina Quaranta inseguì le vesti monacali, anticipata da due sorelle che, diversi anni prima, presero i voti. Per Caterina, che nel 1925 aveva 42 anni, fu una umiliazione, accresciuta dal divieto, imposto dai famigliari, di parlare con le sorelle monache della propria vocazione, stante anche l’età ormai avanzata.

Un padre gesuita sentenziò l’impossibilità a prendere i voti, ma lei, più caparbia che mai, nella sofferenza ripeteva sempre: «Fiat, sì, sempre sia fatta la volontà di Dio!».

Il 31 dicembre 1927, a 44 anni, venne ammessa al monastero delle Serve di Maria presso il Santuario della Madonna dell’Olmo di Montecchio. Una gioia immensa che le costò un attacco di cuore per il quale credette di morire. Ma non fu così. Toccò al prevosto di Montecchio, monsignor Attilio Alai, farle da guida in preparazione ai primi voti nell’Ordine e negli anni a venire darle sostegno spirituale.

L’ingresso di Caterina nel monastero montecchiese coincise con l’inizio di fatti strabilianti, narrati dalle cronache. Dopo un noviziato trascorso abbastanza serenamente, il resto del percorso monacale fu contraddistinto da atroci sofferenze e da un peggioramento costante del suo quadro clinico. La clausura venne spesa a fare da maestra alle novizie e assistente spirituale delle postulanti, missione che svolse per oltre 13 anni, fino alla sua morte. Il cuore di Caterina, intanto, si era aggravato, come il tumore che la tormentava. Rifiutò le cure e accettò il suo destino. Era inferma ma, quando il dolore la abbandonava, sembrava ritrovare nuovo vigore, facendo gridare al miracolo, come testimoniato da alcuni medici dell’ospedale di Montecchio dell’epoca. In più occasioni le venne somministrata l’estrema unzione.

Il calvario, lungo 23 anni, nei quali non ha mai smesso di pregare e confortare chiunque le si rivolgesse, si concluse alle 17 del 23 gennaio 1954, mentre suonava l’Ave Maria, munita dei conforti religiosi e le benedizioni dell’Ordine. La salma di Suor Maria Teresa riposa in una tomba in pietra nel cimitero di Montecchio. I numerosi miracoli a lei attribuiti diedero il via, nel 1967, al processo informativo diocesano, terminato il 21 novembre 1970 e inviato a Roma, alla Congregazione delle Cause dei Santi, dove si aprì la causa il
21 novembre 1971. Gli scritti della Serva di Dio suor Maria Teresa di Gesù Sacramentato sono stati presentati dalla postulazione in copia fotografica ed autenticata dalla Curia di Reggio Emilia, consegnati in otto scatole contenenti 21 buste e 15 plichi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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