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«Avevamo già denunciato i rischi»

L’imprenditore Cabrini: «Fatta con i detriti, si è visto dopo la piena dell’Enza»

BRESCELLO. «Ho sollevato fin da subito il problema perché è evidente che su un argine, che ogni tanto dovrebbe essere livellato e controllato, c’è una pista ciclabile fatta con dei detriti, è chiaro che una volta che si infiltra dell’acqua, che toglie il primo pezzo di terra, ci vuole poi un attimo perché l’argine si sfondi». L’imprenditore Franco Cabrini, che gestisce con i fratelli l’omonimo Emporio di Lentigione che si occupa di arredamento, è stato tra i primi a sollevare il tema della pista ciclabile, di cui si sta parlando in questi giorni.

Cabrini ne ha parlato alla presenza dei commissari del Comune, del presidente della Regione Stefano Bonaccini, dell’assessore Paola Gazzolo e del presidente della Provincia Giammaria Manghi nel corso della riunione che si è svolta il 22 dicembre a Palazzo Allende per fare il punto sui danni subiti dagli imprenditori.

«I miei interlocutori hanno preso nota – dice Cabrini –. Spero siano fatti dei carotaggi per verificare il materiale impiegato. Io sono un cacciatore l’ho visto costruire quell’argine. Quando si è rotto un mio amico geometra, che ha competenza nelle costruzioni, ha fotografato l’argine e si vede chiaramente che non era stato fatto con l’argilla».

Per l’imprenditore il problema non è solo il materiale usato, «rottami, lo sanno tutti», ma anche la pista ciclabile stessa. «Lo so che anche negli altri comuni ci sono piste sugli argini, ma su argini secondari, non come il nostro sull’Enza».

Il tema della pista ciclabile è stato sollevato recentemente anche dal capo dei volontari della protezione civile Volmer Bonini, che in un primo momento aveva abbracciato la tesi del sormonto degli argini da parte dell’Enza.

L’Emporio Cabrini, per il quale lavorano una quindicina di persone, ha subito danni per un milione di euro. «Lo stato d’emergenza è una buona notizia. Ma il problema principale è mettere in sicurezza Lentigione per il futuro. Perché se ci sarà un’altra alluvione le imprese se ne andranno e Brescello diventerà un paese fantasma».

Un altro problema
segnalato da Cabrini è quello del ponte di Coenzo. «Durante la piena ha fatto da tappo. Il ponte è basso e anche a causa degli alberi trascinati si è formata una diga, con un dislivello di tre metri tra la sponda reggiana e quella parmense». (j.d.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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