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Alluvione di Lentigione, collegata ai Grande Aracri la ditta che fece la ciclabile

Pochi giorni dopo il saldo per fine lavori, il no all’iscrizione alla White List

REGGIO EMILIA. Collegamenti con i Grande Aracri e con i Muto. È quanto si legge nel documento con il quale l’allora prefetto, Antonella De Miro, rigettò la domanda di iscrizione alla White List per i lavori post terremoto avanzata dalla New Project Snc di Bibbiano. Il documento è datato 22 novembre 2013.

Solo qualche giorno prima, il 9 novembre 2013, il Comune di Brescello saldò nei confronti della stessa New Project Snc una liquidazione di 33.330 euro per i lavori di “Esecuzione di trattamento doppio strato sul pedonale dell’argine maestro torrente Enza da Lentigione a Sorbolo Levante”.

È la ciclabile su cui ha sollevato interrogativi Volmer Bonini, presidente del comitato di coordinamento regionale della protezione civile, per il quale sotto la pista «è stato scavato un cassonetto profondo alcune decine di centimetri e della larghezza di oltre due metri, che è stato riempito con materiale inerte assolutamente non idoneo». Di qui, nella versione di Bonini, la rottura dell’argine (Regione e Aipo hanno sempre parlato di una rottura dovuta al sormonto dell’acqua).

I lavori della pista, stimati in 108mila euro, erano partiti il 4 agosto 2008, affidati il 20 giugno precedente dall’Ufficio associato appalti di Guastalla con una procedura negoziata alla quale furono invitate cinque aziende. «Una gara ufficiosa», si legge nel documento del Comune, che l’azienda bibbianese si aggiudicò con un ribasso del 10%, per una cifra pari a 81mila euro.

I lavori furono sospesi per una frana il 10 settembre 2008 , per riprendere il 26 agosto 2013 ed essere ultimati il 2 settembre dello stesso anno. Il 9 novembre 2013 la liquidazione. Il 22 novembre 2013 il no della Prefettura alla White List. Secondo quanto si legge nel documento della De Miro, gli allora proprietari e soci della New Project Snc, Linda e Devid Sassi, fino al 29 settembre 2006 erano stati proprietari di quote e amministratori della “C Project Srl”, «gravata da procedura di fallimento e già operante nel settore della gestione dei locali pubblici.

Si tratta di una società che fino al 2010 ha gestito la discoteca Italghisa». Ed è proprio sulla gestione dell’epoca della discoteca che si concentrano le motivazioni alla base del rigetto dell’istanza di iscrizione alla White List: «Il locale era di fatto controllato da membri della cosca Grande Aracri», si legge nel documento, nel quale si fanno i nomi di Francesco Grande Aracri («condannato per il delitto di associazione mafiosa») e di suo figlio Salvatore, entrambi residenti a Brescello. «Salvatore Grande Aracri è quindi nipote del capo della cosca di ‘ndrangheta dominante in Cutro e radicata in provincia di Reggio Emilia Nicolino Grande Aracri».

Quanto ai rapporti con i Muto, nella relazione della De Miro sono citati Antonio Muto «nato a Crotone il 18.11.71», e suo fratello Cesare, «nato a Crotone il 17.5.80», entrambi con numerosi precedenti. Ai due fratelli Muto, il 29 settembre 2009 i due soci e amministratori della New Project cedettero le loro quote della “C Project srl”.

La New Project poi ha cambiato forma giuridica, passando da snc (società in nome collettivo) a sas (società in accomandita semplice). Gli attuali soci risultano Guidetta Barbieri e Linda Sassi. La New Project snc non ha opposto ricorso per l’esclusione dalla White List.

«Accertata la sussistenza di possibili tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi dell’impresa stessa», motivò la De Miro.

I lavori della ciclabile finirono nella relazione inviata al ministero dell’Interno dalla commissione d’accesso che, supportata dai carabinieri del nucleo investigativo, portò allo scioglimento per infiltrazioni del Comune di Brescello.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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