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Boretto 

Dopo 50 anni la memoria di don Artoni è ancora viva

BORETTO. Ricorreva lo scorso 26 dicembre il cinquantesimo anniversario della morte di monsignor Igino Artoni, parroco a Boretto dal 1952 al 1967, anno della sua prematura scomparsa. A distanza di...

BORETTO. Ricorreva lo scorso 26 dicembre il cinquantesimo anniversario della morte di monsignor Igino Artoni, parroco a Boretto dal 1952 al 1967, anno della sua prematura scomparsa. A distanza di tanti anni, don Artoni (divenuto negli anni protonotario apostolico e arciprete) è ancora ricordato con immenso affetto in paese, per il suo grande spirito di iniziativa e per la sua disponibilità. A Santo Stefano è stato ricordato nel corso della funzione celebrata in basilica in mattinata e nel pomeriggio al cimitero borettese, dove riposa e dove una ventina dei suoi ex “ragazzi” ha recitato il rosario in sua memoria.

Nato a Guastalla nel 1911, prima di arrivare a Boretto don Artoni era stato a lungo a Fabbrico, dove aveva ricoperto le mansioni di parroco dal 1935 al 1951 e dove aveva contribuito a evitare, dopo la celebre “battaglia” del 28 febbraio 1945, la rappresaglia da parte dei tedeschi. Poi, l’anno successivo, l’approdo a Boretto, in un paese che portava ancora i segni della tremenda alluvione. In soli tre anni mise mano alle tre chiese del paese (oltre a quella di San Marco Evangelista, quelle delle frazioni di San Rocco e Santa Croce) e in particolare compì un’importante opera di restauro su quella di San Marco, che nel 1956, con una Bolla di Papa Pio XII, venne elevata in modo perpetuo alla dignità di Basilica minore.

Da ricordare poi la sua attività in oratorio, che ha di fatto trasformato in un luogo per ragazzi, aperto a ogni ora del giorno e dove, alla sua tavola, sapeva accogliere chiunque. Fu sempre in quel periodo che il paese conobbe l’apertura di due asili, uno a Boretto e uno a Santa Croce, oltre che diverse vocazioni. La notizia della morte di don Artoni, improvvisa e inaspettata, turbò il paese. Avvenne il 26 dicembre del 1967, a causa di un infarto che lo colpì mentre si trovava in canonica. «Non si possono trascurare - raccontano alcuni suoi parrocchiani - i momenti di festa e gli indimenticabili campeggi a Campolungo di Castelnovo Monti. L’oratorio era la sua casa, mangiava spesso con mendicanti e nomadi e numerose, al suo attivo, sono state le vocazioni religiose.
Con grande carità cristiana ha accolto confratelli in preda a crisi o sconforto e a noi ragazzi ripeteva spesso di non formarci una coscienza “a fisarmonica” perché era sì moderno ma intransigente per quanto riguarda la formazione. Sarebbe doveroso intitolargli una via». (a.v.)

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