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«Muto non credibile, falso collaboratore»
bolognino all’attacco 

«Muto non credibile, falso collaboratore»

REGGIO EMILIA. Michele Bolognino – collegato in videoconferenza dal carcere dell’Aquila – per essere più incisivo nell’attacco che sferra al pentito Salvatore Muto, ha preparato e quindi legge gli...

REGGIO EMILIA. Michele Bolognino – collegato in videoconferenza dal carcere dell’Aquila – per essere più incisivo nell’attacco che sferra al pentito Salvatore Muto, ha preparato e quindi legge gli appunti. La sua è tecnicamente una “dichiarazione spontanea”, tesa a smontare la credibilità di Muto: «Subito dopo la condanna a 18 anni nel processo Pesci – entra nel merito – ha cominciato a sfruttare la legge sui collaboratori. Ci si è affidati a una masnada di lestofanti disposti a tutto per convenienza e per riconquistare la libertà. Ha letto le carte e seguito le udienze: sa benissimo che la procura cerca in me un capro espiatorio. Al contrario di quanto prevede la legge, Muto non fornisce affatto indizi precisi e concordanti. Io ho solo chiesto lavoro in modo onesto e legittimo, ma se ciò significa essere a capo di un'associazione siamo nell'illogicità più assoluta». Poi elenca le «fandonie». Nel capannone a Cremona conobbe Muto nel 2012 (« E non nel 2010 come dice lui, ero in carcere»). «Muto sostiene – rimarca Bolognino – che non gli ho dato il numero di cellulare perché potevo essere intercettato, ma dal processo è emerso che io ho fatto
migliaia di chiamate». Poi la visita nel capannone di Bolognino a Montecchio: «Senza sapere in quale dei tre bar nel centro del paese era entrato, diceva che facendo il mio nome la barista mi avrebbe rintracciato». Chiede di convocare i tre titolari «per vedere se corrisponde al vero».

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