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Natale parla alla nostra solitudine

Nella messa di mezzanotte il vescovo sottolinea “l’individualismo dell’uomo”

REGGIO EMILIA. «Cari fratelli e sorelle, viviamo in un tempo di difficile interpretazione. Mentre sappiamo, o pensiamo di sapere, abbastanza bene da dove veniamo, non sappiamo assolutamente che cosa ci attenderà domani, almeno se ci affidiamo a una qualunque delle scienze umane». Così è iniziata l’omelia pronunciata dal vescovo Massimo Camisasca prima durante messa di mezzanotte presieduta in cattedrale a Reggio Emilia poi nella messa del giorno, lunedì, nella concattedrale di Guastalla. Al centro dell’omelia la paura che pare dominare il nostro tempo: «Da una parte, abbiamo assistito a un cammino in avanti delle scienze e delle tecnologie di tali dimensioni da sembrare inarrestabile e fecondo. Dall’altro, abbiamo assistito a rivoluzioni, guerre, dittature che hanno generato o sono state esse espressione di una crisi radicale dell’uomo». Che cosa – si chiede monsignor Camisasca – contraddistingue il nostro tempo? «Mi sembra – questa la sua risposta – di poter dire: un grande individualismo. Non certo nell’esperienza di tutti, ma nelle ideologie che dominano il mondo. Esistono fortunatamente ancora, qua e là, sacche, tracce di esperienza popolare, di esperienza di relazioni umane, di sostegno, di conoscenza, aiuto. Ancora, in alcuni tratti, il popolo non è diventato massa anonima e chiusa in se stessa, ma è purtroppo vero che l’uomo oggi è sospinto in ogni modo a concepirsi come individuo, come una somma di diritti che non bastano mai. Tutto ciò nasce da una visione dell’esistenza in cui il male non può e non deve esistere e, se c’è, è per essere sconfitto domani. Si sogna e si propaganda una vita in cui non devono esistere problemi, difficoltà, ostacoli, malattie, morte... Dio è stato allontanato dalla vita quotidiana. Prima è stato dichiarato inutile e poi insignificante. Quando Dio scompare dal radar dell’uomo, è quest’ultimo a perdere complessivamente la scommessa della felicità». «Siamo portati così – prosegue il vescovo – al cuore del Natale. Il Natale ritorna ogni anno per ritornare ogni giorno nella nostra vita. Cosa ha da dire alla nostra solitudine che sembra invincibile? Il Natale ci parla del desiderio continuo di Dio di rivelarci la sua vicinanza. Dove possiamo trovare questa vicinanza? Dove
ci raggiunge il Figlio di Dio fatto uomo? Innanzitutto nella Chiesa delle nostre comunità. Sì, in questa realtà così fragile, così purtroppo abitata dai nostri peccati e dalle nostre mancanze, eppure, nello stesso tempo, tempio di Dio e segno della sua presenza nella storia».



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