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«Grazie Gianni, per noi sei stato un fratello»

Gli amici ricordano l’imprenditore e grande appassionato di sport morto dieci giorni fa a 80 anni

Vorrei rivolgere un pensiero alla memoria di Gianni (morto a 80 anni il 16 dicembre scorso, ndr).

Gianni Prati è stato per tanti di noi, nella stagione spensierata e agitata della gioventù, un fratello maggiore, nel senso più nobile perché verso i ragazzi di Pantano, i giovani del circolo tennis di Casina e tante altre realtà ha esercitato una sua speciale pedagogia che ci consegna come preziosa eredità.

L’amore incondizionato per lo sport, allenarsi, impararne dei nuovi, nessuno di noi aveva giocato a tennis prima di conoscerlo, lo sport come stile come cifra dei valori a cui ispirare i propri comportamenti.

Si dice spesso che lo sport sia la metafora della vita: per Prati, come lo chiamavamo noi, era la chiave con cui leggere le cose, a cominciare dal sacrificio e dal senso del gruppo, solo dopo venivano le vittorie o le sconfitte.

Arrivando qui dopo il matrimonio con Susi aveva avvertito subito, magari sottotraccia che il gruppo di giovani attendeva che qualcuno, abbandonato il lamento su quello che non c’era e ci doveva essere in paese, si mettesse alla testa di un piccolo movimento di giovani e non solo, per rimboccarsi le maniche e passare dalle parole a fatti.

Gianni con generosità, intelligenza e quella mitezza contagiosa che era così sua, fu l’artefice e l’anima del progetto del campo da tennis e calcetto e della costruzione della pro loco. Molti che sono qui stasera si ricorderanno i tanti sabati, al lavoro con braccia inesperte al cantiere con piccone e zappe, poi con le bettoniere per la realizzazione degli impianti.

Lui era un cittadino illustre di Reggio Emilia, imprenditore affermato e sportivo di successo, qualcuno poteva pensare, sbagliandosi di grosso che il suo attivismo si spiegasse con la presunzione di indicarci un modo più “urbano” di stare al mondo: al contrario, la sua felicità era quella di essere stato accolto e di essere parte attiva di questa comunità che nel tempo è diventata la sua famiglia allargata, penetrata interamente nel suo cuore dove molte delle cose belle che meritano di essere vissute si compivano, partendo da quel luogo magico che è Valcava.

Un’ultima piccola lezione che, credo non solo io custodirò, è quella del sentimento del tempo buono, in questi tempi di frenesia ricca di mezzi e povera di sensi, quello di Gianni era il tempo dilatato, voleva dirci “quando sei con amici, con le persone che ti sono care, non risparmiare tempo, non risparmiarti, donalo in abbondanza”.

Quante
sere d’estate (magari i bar erano già chiusi), discutendo di tutto, di tasse di politica, mimando gesti e imprese sportive, finivamo esausti ma pronti ad essere se lo volevamo persone migliori.

Per questo è una promessa i nostri ricordi continueranno a farci compagnia.



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