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Reggio Emilia fra Tricolore e bandiera bianca

L'editoriale del direttore della Gazzetta sulla festa del 7 gennaio

REGGIO EMILIA. Anche le feste invecchiano. Non è il caso del Natale perché si tratta di una ricorrenza religiosa, si rinnova da sé col suo carico soggettivo e universale di certezze e speranze. È invece il caso della Festa del Tricolore che cade il 7 gennaio e ha Reggio Emilia per baricentro. Nella nostra città in quel giorno, in quel mese del 1797 fu infatti adottata la bandiera della Repubblica Cispadana, nacque il vessillo italiano. Quest’anno è stato il presidente della Repubblica a partecipare alle manifestazione in una giornata freddissima, in un teatro Valli affollatissimo.

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Istituita nel 1996, questa festa invecchia precocemente per svariati motivi, pur essendo il Tricolore l’icona nazionale che potrebbe rappresentare il moderno segno promotore di Reggio. Va riconosciuto che l’affetto per la bandiera è ondivago e sintomatico dell’immaturo senso della nazione (non del nazionalismo, che ne è il contrario): un anno gli italiani la pensano così, un altro anno gli italiani la pensano colà, dipende dalla temperatura politica, dai successi degli Azzurri, dagli umori contingenti...

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Siamo lunatici più che solari. Patriottici all’occorrenza. Eppoi il 7 gennaio viene dopo il 6 gennaio, che non è una successione di poco conto. Cioè una ri-festa dopo l’Epifania che non per nulla tutte le feste porta via. Un’indigestione. Quest’anno la Festa del Tricolore è caduta di sabato, nel 2018, fra esattamente quindici giorni, sarà di domenica. Ma c’è dell’altro: l’ospite istituzionale. Il capo dello Stato ha già presenziato, le altre cariche nazionali sono ormai passate tutte...

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Per l’imminente ricorrenza l’amministrazione comunale ha contattato Federica Mogherini, Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza dall’1 novembre 2014. Se da una parte gli organizzatori puntano a una dimensione comunitaria dell’evento, dall’altra hanno evitato di “richiamare” personalità in corsa, per opportunità. Le elezioni politiche sono dietro l’angolo e la partecipazione delle successive cariche istituzionali farebbe rima con elettorali. Ad esempio il presidente del Senato Pietro Grasso, habitué di Reggio Emilia, da qualche giorno è leader di un nuovo partito. La presidente della Camera Laura Boldrini da venerdì è confluita nello stesso nuovo partito...

La scelta dev’essere al di sopra delle parti, quando ora tutti prendono parte. La scelta è ardua. Incredibile ma vero: per la bandiera vanno escluse le scelte di bandiera.
Nonostante il periodo politico, elettorale, oltrefestivo, la festa invecchia. Oltre la parata, lo sventolamento, la musica e i discorsi, manca di qualcosa di caratterizzante, rimarchevole, riconoscibile.

Il 9 gennaio passato – esattamente due giorni dopo la Festa del Tricolore – la Gazzetta aveva proposto di istituire un premio nazionale. L’idea fu ben delineata dal collega Andrea Mastrangelo nel suo corsivo: “Una cosa su tutte manca al nostro 7 Gennaio: la capacità di proiettare Reggio Emilia in un contesto nazionale, non più limitato al perimetro del centro storico, bello ma piccolissimo. La città fa festa per ricordare il giorno in cui una bandiera diventò il simbolo di un popolo e quindi la strada da percorrere è ancora quella: trovare un nuovo simbolo, aggiornato ai tempi, che partendo da Reggio Emilia sia riconosciuto come prestigioso da tutti gli italiani. Pensare in grande è obbligatorio”.

In sintesi: “Un premio Città del Tricolore riservato non ai cittadini reggiani ma a tutti i cittadini italiani. Una soluzione alta, e soprattutto autorevole, capace davvero di trasformare una festa di città in una festa nazionale”.

L’adesione del sindaco fu rapida. L’11 gennaio Luca Vecchi rispose alla Gazzetta: “Cominceremo a lavorare da subito per realizzare il premio del Tricolore, adesso è il tempo di rendere concreto il progetto”. Possiamo immaginare che tra impegni, problemi o imprevisti la proposta sia passata sottocoperta o rimasta in forma di nota su un’agenda.

Ma siccome è forte e urgente, la rilanciamo.

Il tempo reclama l’istituzione del premio per dare un senso largo al 7 Gennaio e, di conseguenza, a Reggio. “Pensare in grande è obbligatorio” aveva scritto Mastrangelo.

La sollecitazione trova ragione anche dai segnali “in piccolo” che arrivano dalle cronache locali e internazionali. Mi tornano in mente la simbologia della finta carta d’identità padana in vetrina nella nuova sede reggiana della Lega, o la provocazione del passaporto austriaco che il governo d’ultradestra di Vienna intende dare ai sudtirolesi di lingua tedesca.

Sulla prima sortita salviniana il mondo politico locale progressista e di governo non ha detto un’acca, sulla seconda la nazione Italia ha soltanto borbottato. Amare il Tricolore o preferire la bandiera bianca?
Buon Natale a Reggio e ai reggiani.

Stefano Scansani
s.scansani@gazzettadireggio.it
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