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Reggio Emilia: Leonardo, dalla disabilità a uno stage in negozio

È la storia di un ventenne reggiano, che soffre di una forma rara di epilessia La madre: «A partire da gennaio inizierà il suo primo percorso lavorativo» 

REGGIO EMILIA. Da gennaio Stefano inizierà a lavorare. Un traguardo che è ancora più importante per questo ragazzone di 20 anni nato in provincia di Salerno, ma che da 15 anni vive a Reggio con la sua famiglia, dove ha seguito tutto il percorso scolastico fino al Liceo artistico Chierici. Stefano Lombardi soffre di un disturbo cognitivo medio lieve dovuto a una forma di epilessia geneticamente rara che gli causa qualche disturbo di comportamento. Per lui trovare un impiego che gli piaccia, e grazie al quale possa sentirsi utile e appagato, non è un dato scontato. Ma atteso, sperato, fortemente voluto. Da lui, dalla sua famiglia, dall’associazione reggiana U21 che lo affianca e dall’educatore che lo segue e non lo molla, Riccardo Versari.

«Assieme abbiamo costruito questo percorso condiviso che si è concretizzato grazie alla sensibilità e disponibilità di Antonio, il responsabile del negozio Word Game di via Roma che ha preso a cuore la storia di Stefano», ci racconta la mamma di Stefano, Rosa Ruggiero, sottolineando l’aiuto dell’associazione U21 presieduta da Loretta Melli, che in questi anni ha già inserito nel mondo del lavoro altri due ragazzi. Ma è la prima volta che accade in un’azienda privata.

Stefano inizierà quindi a gennaio uno stage nel negozio di videogiochi a contatto diretto con le persone. In altri due casi, altrettanti ragazzi con la sindrome di down o con disturbi cognitivi da circa un anno lavorano in due scuole per l’Infanzia della Fism reggiana. «Il primo come aiuto cuoco e il secondo come aiuto atelierista», ci spiega Loretta Melli, che con la sua associazione accompagna questi ragazzi nel loro percorso universitario e quando riesce nell’inserimento lavorativo.

Il caso di Stefano è diverso e per ora unico. Nei giorni scorsi assieme all’educatore ha sostenuto il colloquio con Antonio e inizierà uno stage della durata di sei mesi. Un colloquio che è servito per capire e per capirsi. Rosa Ruggiero è un po’ che ci provava a dare un opportunità al figlio, poi il rapporto con l’associazione U21, dove i ragazzi sono inseriti in contesti di normalità, l’ha convinta a farsi avanti e con l’aiuto dell’educatore che segue Stefano ce l’ha fatta.

«È una scelta che aiuta le famiglie ad avere il coraggio di osare. A volte i nostri ragazzi ci meravigliano, ma se non provi non lo scoprirai mai – ci spiega la mamma di Stefano – e il lavoro è anche una strada per evitare il rischio concreto che questi ragazzi una volta terminato il percorso scolastico si perdano, scompaiano dai radar della società». L’inizio dello stage per Stefano sarà soft: con lui ci sarà sempre Riccardo Versari, l’educatore che lo affianca e che sarà pagato dalla famiglia. Al momento – e nessuno l’ha preteso – non è previsto alcun compenso per Stefano che intanto lavorerà poche ore la settimana. «Si tratterà – conclude Rosa Ruggiero – di una grande sfida per Stefano, ma sarà un esperienza utile anche

ai Servizi Sociali del Comune e all’Ausl». Dopo Stefano potrebbe essere la volta di una ragazza a intraprendere un percorso simile. «È presto per parlarne», taglia corto la presidentessa di U21 Lorella Melli che teme di veder sfumare un traguardo a lungo inseguito, ma ci spera.
 

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