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Gandini: «Gli oggetti del museo Spallanzani potrebbero passare agli eredi»

Lo studioso di storia locale scandianese apre un caso che potrebbe avere risvolti clamorosi

SCANDIANO. Roberto Gandini, studioso di storia locale scandianese, ha aperto un caso che potrebbe comportare risvolti clamorosi. In un articolo pubblicato sul numero di dicembre del periodico "All'Ombra del Campanone", trimestrale della Pro loco di Scandiano, Gandini – sulla base di documenti storici da lui stesso esaminati – mette in dubbio nientemeno che la validità legale dell'atto con il quale il fratello del celebre scienziato scandianese Lazzaro Spallanzani, Nicolò, ne cedette i beni alla Municipalità di Reggio Emilia nel 1799, dopo la sua morte, al prezzo “storico” di 106mila lire reggiane. Di che beni si tratta? Di quelli che facevano parte della famosa collezione dello scienziato e che oggi costituiscono la parte espositiva preponderante del museo Spallanzani di Reggio Emilia.
A sostegno della sua tesi, Gandini afferma che «Nicolò non aveva, a quei tempi, il titolo giuridico, e di conseguenza la facoltà di trattare e di vendere i beni del fratello defunto. E’ noto a tutti che Lazzaro morì “sorpreso da colpo apoplettico”, mentre è meno noto e ignorato da molti che morì “intestato”, cioè senza aver fatto testamento».
«Da ciò ne deriva – prosegue Gandini – che, per la legge sulle successioni del 6 Termidoro dell’anno V° Repubblicano della Repubblica Cisalpina (corrispondente al 24 luglio 1797) dovevano essere chiamati a succedergli indistintamente e, in parti uguali e con pari diritti, i fratelli maschi e femmine viventi e cioè: Nicolò, Marianna e Feliciana».
E non è tutto. Aggiunge infatti lo studioso scandianese come fosse «noto a tutti i famigliari che l’intenzione di Lazzaro, più volte manifestata in vita, non era quella di nominare suo unico erede il fratello Nicolò».
Se le argomentazioni di Gandini sono fondate («l’atto stipulato da Nicolò con la Municipalità di Reggio è da considerarsi non valido»), potrebbe aprirsi ora una questione non da poco. Se quell'atto di vendita è invalidabile, oggi cosa potrebbe succedere? Gandini si dichiara, nell'articolo, non competente in materia di sottili questioni di diritto. Ma lui per primo non può fare a meno di ipotizzare scenari ben precisi: «Si tratta ora di vedere a quale tipo di invalidità ci troviamo di fronte. Se è “nullità”, essa è insanabile, perpetua, operante in diritto e assoluta. Se “annullabilità”, l’atto poteva essere impugnato, entro cinque anni, dalle persone interessate dalla legge».
Questo significherebbe, perlomeno stando alle considerazioni di Gandini, che se una qualche autorità giuridica – ovviamente su azione legale promossa dalle parti interessate – dovesse riconoscere la “nullità” di quell'atto, il contratto di vendita tra Nicolò Spallanzani e l'allora Municipalità di Reggio «potrebbe essere impugnato dagli eredi superstiti e il museo, i libri e i manoscritti dello Spallanzani ritornare ai loro legittimi proprietari residenti a Scandiano».
In sostanza, il museo Spallanzani di Reggio Emilia potrebbe venire svuotato – almeno nella sua parte principale – e nominalmente esautorato di tutti i libri descritti nell’elenco: 196, per 550 tomi complessivi; tutti i manoscritti, diversi carteggi scientifici, la tavola di pietra di Jano (simile

a quella del museo di Pavia), la collezione di piante e insetti diurni e notturni, il barometro di Saoussure, diversi oggetti personali di Lazzaro, diverse medaglie di uomini illustri, maschera funebre, lapide con sopra il busto di marmo di Lazzaro Spallanzani.
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