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Arrestato il quinto elemento della banda

È un albanese residente a San Martino. Una parrucchiera di Correggio la basista dei furti nelle case

CORREGGIO. Sentendosi braccato, il quinto uomo della banda – l’albanese Z.A., 29 anni, residente a San Martino in Rio – si è consegnato alla polizia ed è stato arrestato. Accompagnato dal proprio avvocato, si è presentato al commissariato di polizia di Reggio Emilia per costituirsi, e ora è in carcere.

A una settimana dalla cattura di 4 componenti di una delle due bande che, tra il 2016 e il 2017, ha compiuto più di 40 furti nella Bassa, il 29enne albanese che ancora mancava all’appello, pressato dalla squadra mobile di Modena e dagli agenti del commissariato di Carpi, si è costituito.

Secondo la tesi degli investigatori, il gruppo si muoveva grazie alle indicazioni di una parrucchiera di Correggio, ex moglie di uno di loro, la quale raccoglieva i pettegolezzi dei clienti durante il lavoro e, una volta finito il turno, riferiva nel dettaglio le informazioni all’organizzazione, segnalando il periodo in cui le case erano vuote perché i proprietari sarebbero andati in ferie o comunque si sarebbero assentati per qualche periodo.

I gioielli rubati nelle case finivano in Albania. Da qui il nome dell’operazione, denominata Stoli (gioielli, in albanese), che ha portato a ricostruire quanto era accaduto in oltre una ventina di case saccheggiate nel territorio di Carpi, più altre decine di furti sempre nella Bassa.

Nel frattempo la squadra mobile è alla ricerca di altri fiancheggiatori: si pensa infatti che la banda sia più ampia. I comuni più colpiti dalla raffica di furti sono Carpi, Soliera, Mirandola, Cavezzo e San Prospero. Ma le indagini sono in corso anche per le razzie avvenute a Milano e Bologna. «Si è trattato di un lavoro di indagine molto impegnativo – ha spiegato la dirigente della polizia Laura Amato –. Si tratta di professionisti nel loro genere, come ha affermato anche il magistrato: è evidente, infatti, l’impegno, la costanza e la dedizione con cui portano avanti le loro attività criminose. Perpetravano anche più furti nella stessa sera e sceglievano abitazioni non semplici da raggiungere, cimentandosi in vere e proprie scalate».

Pedinamenti, appostamenti, esami dei tabulati telefonici
sono solo una parte delle attività d’indagine. Non tutta la refurtiva è stata trovata. Proseguono le indagini per rintracciare i criminali che mancano all’appello. Per il capo dell’altra banda è scattato il mandato di cattura internazionale, essendo fuggito nel proprio paese d’origine.

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