Quotidiani locali

Reddito di solidarietà, 571 le domande

A Reggio e provincia le richieste sono inferiori alla media regionale. Fanalino di coda Guastalla con solo otto richiedenti

REGGIO EMILIA. La Regione, che l'aveva approvata un anno fa con il voto del Partito democratico e di Sel, l'opposizione del centro destra e l'astensione dei Cinque Stelle, è soddisfatta della legge che istituisce il Res, il reddito di solidarietà finalizzato ad assicurare un sostentamento ai cittadini sostanzialmente privi di mezzi economici. Il primo bilancio della sua attuazione, elaborato dall'università di Modena e Reggio, evidenzia un grande afflusso di domande, che vengono in gran parte accolte.

IN PROVINCIA. La nostra provincia non fa eccezione, anche se la percentuale delle richieste, rispetto al totale delle famiglie residenti, è inferiore alla media regionale. Solo il distretto di Guastalla sembra avere quasi ignorato finora l'opportunità di alleviare le condizioni di povertà estrema. All'applicazione del Res si è dato il via il 18 settembre. In poco più di due mesi, fino al 28 novembre, sono state raccolte 6.059 domande. Sulle duemila finora esaminate ne sono state accettate 1.692, oltre alle 225 giudicate idonee per il Sia (sostegno all'inclusione attiva), cioè per l'assegno alternativo corrisposto direttamente dallo stato ai più bisognosi. Ne sono state respinte, quindi, solamente il 15%. I beneficiari sono in maggioranza persone con più di 45 anni. Gli stranieri arrivano al 30%, grazie al requisito di risiedere nel territorio regionale da due anni, mentre Forza Italia e Lega Nord avevano proposto di allungarlo a cinque anni per limitarne il numero e favorire gli italiani. L'esame delle richieste prosegue, intanto, al ritmo di ottocento alla settimana con esiti soddisfacenti.

LE PREVISIONI. Perciò si può prevedere che la grande maggioranza dei richiedenti otterrà il sussidio. Secondo le previsioni in totale saranno 35mila i beneficiari del contributo. In mancanza del Res i poveri avrebbero potuto sperare soltanto nel Sia, che viene concesso a condizioni più restrittive. Alla fine si sarebbe ridotto alla decima parte il numero dei percettori. Le 6.059 domande presentate corrispondono allo 0,30% delle famiglie residenti nel territorio dell'Emilia Romagna. Il maggior numero (1.556, pari allo 0,32%) viene dalla provincia di Bologna. Modena segue con 912 richieste (0,30%). Rimini ne conta 591, che la fanno raggiungere la percentuale più alta (0,41%). Dopo Ravenna (573, pari allo 0,32%) viene Reggio, i cui abitanti hanno inoltrato 571 domande, corrispondenti però soltanto allo 0,25%. Soltanto Parma segna una quota più bassa, lo 0,24%, con le sue 497 richieste. Fra i distretti socio sanitari reggiani spicca quello del capoluogo, da cui sono venute 273 domande, pari allo 0,27% delle famiglie residenti. Non suscita meraviglia il fatto che la percentuale più elevata (0,37%) la raggiunga il distretto economicamente meno avvantaggiato, quello di Castelnovo Monti. Viceversa da Guastalla sono venute appena otto domande, pari allo 0,03%, la quota più bassa a livello regionale. In quel distretto, che non è così florido, si registra evidentemente un ritardo dei servizi sociali e dei patronati nel comunicare alle famiglie interessate le opportunità offerte dalla normativa regionale. Il quadro reggiano si completa con le 85 domande del distretto di Montecchio (0,33%), le 49 di Correggio (0,22%) e le 99 di Scandiano (0,30%).

L’IDENTIKIT. Le caratteristiche delle persone che aspirano a ricevere il reddito di solidarietà sono state analizzate da Unimore sulla base dei dati regionali, a cui la nostra provincia si approssima. Si dividono a metà fra uomini (50,6%) e donne (49,4%). Nel 65,7% dei casi hanno più di 45 anni e più dei due terzi (69%) sono privi di figli a carico. Il 14,2% dei richiedenti ha un minore da mantenere, l'11,9% ne ha due e solo l'1,1% ha più di quattro figli. Un terzo delle famiglie ha un richiedente con almeno 56 anni e circa il 60% con più di 45 anni. Beneficiano del Res nel 61,5% dei casi famiglie in cui almeno un componente lavora. Non c'è quindi solamente la tradizionale miseria, che s'accompagna spesso al dramma della disoccupazione e alla solitudine. La crescente svalutazione del lavoro dipendente fa emergere prepotentemente le nuove povertà dovute alla diminuzione e alla discontinuità delle retribuzioni. Un colpo pesante è stato inferto dalla crisi economica.

I NUOVI POVERI. Nella nostra regione il tasso di povertà relativa è aumentato dal 2,2% del 2009 al 4,5% del 2016. Si tratta di circa 200mila persone che, secondo il servizio statistico regionale, hanno difficoltà a procurarsi beni e servizi. Ve ne sono poi 65mila in povertà assoluta, cioè
con un reddito insufficiente a soddisfare i bisogni essenziali.

È una quota del 3,3%, elevata ma inferiore alla media nazionale, pari al 6%. Si tratta perlopiù di soggetti con meno di 35 anni o fra i 35 e i 49 ma con figli a carico.

©RIPRODUZIONE RISERVATA



TrovaRistorante

a Reggio Emilia Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PERCORSI

Guida al fumetto: da Dylan Dog a Diabolik