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Stupro e stalking, in aula il dramma di una 31enne

Boretto: la donna ha raccontato in tribunale le violenze del suo ex fidanzato L’imputato, per chiederle scusa, si era messo una croce incandescente sul petto

BORETTO. Per oltre due ore ha ripercorso in aula la relazione violenta con il suo ex fidanzato, che ha accusato di stupro e di una serie di condotte persecutorie. Una drammatica testimonianza, protetta da un séparé, richiesto per non incrociare lo sguardo dell’imputato, che deve rispondere di violenza sessuale, sequestro di persona, violenza privata, lesioni aggravate e stalking.

Il processo a carico di un 39enne di Boretto, difeso dagli avvocati Alessandra Bonini e Luigi Villani, è iniziato ieri davanti al collegio presieduto dal giudice Simone Medioli Devoto. La donna, che ha 31 anni, non si è costituita parte civile e così, dopo la deposizione di ieri, non dovrà più tornare in aula e rivivere il suo calvario. La vittima ha risposto alle domande del pm Maria Rita Pantani e poi si è sottoposta al controesame dei legali dell’imputato. Quest’ultimo parla di rapporti consensuali e ammette solo alcune liti violente, i cui effetti sono tra l’altro certificati dal pronto soccorso.

In aula la ragazza ha raccontato la presunta violenza sessuale subita il 27 ottobre 2016. La 31enne ha detto che si trovava in casa del fidanzato che, dopo una lite, l’aveva trascinata in camera da letto e poi violentata. In quella occasione l’uomo aveva chiuso la porta per impedirle di scappare. Terminato quell'inferno, la ragazza era riuscita ad andarsene. In ospedale alla vittima erano state diagnosticate ferite giudicate guaribili in 30 giorni.

Dopo quell’episodio, la fidanzata aveva perdonato l’aggressore. I due erano tornati insieme fino al Natale successivo, quando la donna era stata nuovamente picchiata: in quel caso la prognosi fu di 15 giorni.

A quel punto la misura era più che colma, e la giovane si era decisa a lasciare il fidanzato violento. Da qual momento, però, era iniziato un altro calvario, fatto di messaggi e video che lui le mandava. Le scriveva via Whatsapp di amarla per farla tornare sui suoi passi. Quando lei non rispondeva, lui tornava alla carica e la insultava, sempre con messaggi.

La svolta quando lui le aveva mandato un video inquietante, dove bruciava una croce e se la appiccicava al petto. Una punizione che l’uomo si autoinfliggeva invocando Dio: «Dio dammi la forza. Io devo soffrire perché le ho fatto del male». La vittima, terrorizzata da questa escalation, aveva denunciato tutto ai carabinieri. Il pm Pantani aveva
chiesto il carcere, ma il gip si era limitato ai domiciliari. Il ricorso al Tribunale della libertà aveva consentito di mandare dietro le sbarre il 39enne, che si trova ancora detenuto. Nella prossima udienza l’imputato fornirà la sua versione. (j.d.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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