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«Ora Kim e Lorenzo sono angeli nel cielo»

A Viadana la messa d’addio ai fratellini assassinati a Luzzara e Suzzara La folla in chiesa si stringe al padre: «Avrà bisogno del nostro aiuto»

Parrocchiale gremita e 9 concelebranti per l’addio toccante a Viadana ai due fratellini Lorenzo, 5 anni e Kim, 2, uccisi dalla madre Antonella Barbieri in un raptus di follia. Una cerimonia composta e partecipata, che ha commosso i tanti presenti nella chiesa di San Pietro quando le due piccole bare si sono avviate per il camposanto accompagnate dal papà Andrea, ex campione nazionale di rugby e dai parenti venuti a dare l’estremo saluto ai fratellini.

Le cerimonia è iniziata attorno alle 14.30, con le bare bianche, coperte di fiori già nella chiesa dove il giorno precedente si sono svolte le veglie di preghiera. Un lungo minuto di silenzio ha preceduto l’inizio della celebrazione, tenuta dal parroco don Antonio Censori, da quello di Suzzara, don Paolo Gibelli, da don Emanuele Benatti, parente delle due piccole vittime e da altri sei sacerdoti.

E mentre la città si fermava per il lutto cittadino ed in chiesa la gente si stipava, è toccato a don Antonio rompere il ghiaccio prima dell’inizio della cerimonia vera e propria a segnalare il significato della funzione.

«Lorenzo e Kim sono già due angeli e li affidiamo al Paradiso. Riposeranno assieme accompagnati dall’affetto di tanti. La nostra riflessione va anche alle omissioni che possono causare dolori ancora più grandi – ha detto facendo un velato riferimento alle inchieste aperte sulle responsabilità, anche medico sanitarie –, ma soprattutto a questi due piccoli che hanno solo sfiorato il mondo».

Il papà, stretto nel suo eskimo color verde, nel primo banco accanto ai genitori ha tenuto lo sguardo fisso sulle due piccole bare. Composto, come tutta la famiglia che ha mostrato riservatezza, ma anche di essere benvoluta da tanti, trattiene a stento le lacrime.

«Siamo qui per il papà e la mamma di Kim e Lorenzo, per asciugare le loro lacrime – dice don Antonio all’omelia – perché i due bimbi non hanno avuto tempo di conoscere il peccato, sono già in Paradiso». Poi si rivolge in prima persona al padre dei piccoli. Ricordando quando smise di fare il chierichetto «perché la tonaca di arrivava alle ginocchia». È un momento che strappa un piccolo sorriso sul viso di Andrea. Ma è un attimo perché il parroco fa un accenno alla cronaca: «Se ci sono delle responsabilità, sta ad altri accertarle. Noi siamo qui a dire che la vita ha un senso anche in tragedie come questa».

Subito dopo sarà don Emanuele a rivolgersi, questa volta metaforicamente ai due bimbi: «Voi siete già oltre, vedete le cose in un modo diverso. Fate dal cielo una carezza al papà. Fate in modo che vi veda ancora correre e giocare. Ma pregate anche per la mamma – aggiunge commosso – che ha bisogno di voi. Che ha un dolore insopportabile per quello che ha fatto, forse non consapevole. Per i cristiani il giorno della morte è quello della nuova nascita. Unitevi al coro degli angeli e delle stelle così anche noi vi sentiremo più vicini in questo Natale».

Parole delicate e cariche d’affetto da parte del parente sacerdote che hanno scatenato forte commozione in tutta la chiesa. Ed è stato il sindaco Giovanni Cavatorta,presente con i colleghi di Suzzara, Luzzara e Motteggiana, luoghi percorsi da questa tragedia, che con voce rotta dall’emozione ha detto: «Siamo devastati da una tragedia che ha scosso e segnato tutti. Da oggi siamo diversi, un segno profondo resterà in noi. Ma abbiamo dimostrato di essere una comunità unita». Ricordando il passato rugbystico proprio con Andrea e davanti alla squadra del Rugby Viadana presente fra i banchi, ha concluso con una metafora sportiva: «Ora dobbiamo raccogliere la palla oltre la linea di meta e riportarla a centrocampo. Caro Andrea, sappi che noi saremo sempre qui».

Un applauso liberatorio è scoppiato al termine a testimoniare proprio quel senso di comunità che si è stretto attorno alla famiglia Benatti sia con il lutto cittadino, sia con le visite in chiesa «che l’hanno quasi trasformata in un piccol osantiario» ha detto don Censori.

Pochi minuti e poi la cerimonia è proseguita con la benedizione delle due piccole salme e quindi con il piccolo corteo funebre che si è avviato al vicino cimitero. Qui, nella tomba di famiglia, sono state tumulate le due
bare bianche alle quali il papà, prima della tumulazione, ha voluto dare l’ultima carezza. Momenti di forte commozione ai quali sono seguiti gli abbracci e le strette di mano delle centinaia di persone che hanno voluto testimoniare il loro affetto alla famiglia colpita da questa tragedia.

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