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«Abbiamo chiesto a Conad di chiudere»

Carletti, Maiola e Moretti sui market aperti il 25 e 26 dicembre: «Alcuni valori non sono negoziabili. Servono nuove regole»

VAL D’ENZA. «Ci siamo confrontati con l’attività. Ieri abbiamo contattato il direttore, ribadendo la nostra posizione e rinnovando l’invito a rivedere la scelta di tenere aperto a Natale e Santo Stefano». I tre sindaci della Val d’Enza – Marcello Moretti di Sant’Ilario, Andrea Carletti di Bibbiano e Gianni Maiola di Gattatico – si schierano contro l’apertura nei giorni più santi dell’anno dei tre Conad situati nei loro Comuni, che resteranno aperti la mattina del 25 (dalle 9.30 alle 12.30 a Sant’Ilario, Bibbiano e Taneto) e il 26 dicembre (orario continuato dalle 9 alle 21, per il solo punto vendita di Sant’Ilario).

La querelle è nata dall’intervento pubblico di don Paolo Bizzocchi, parroco dell’unità pastorale di Gattatico e Campegine, che aveva invitato i cittadini a boicottare i punti vendita almeno nelle giornate più sante dell’anno, per consentire ai dipendenti di salvaguardare il Natale dedicato alla famiglia.

Il direttore dei Conad, Andrea Carletti, aveva replicato affermando che l’anno scorso il giorno di Santo Stefano ha registrato il record di vendite dell’intero 2016; che questo è un modo per fidelizzare la clientela e che andranno al lavoro solo i volontari. Ora prendono posizione anche i sindaci della zona. E lo fanno con un comunicato congiunto. «Ad oggi la normativa in merito alle aperture nei giorni festivi anche natalizi prevede tale possibilità e non dà ai sindaci il potere di intervenire in modo formale e sostanziale», è la premessa. Vale a dire, si tratta di privati, che agiscono nella piena legalità. Per gli amministratori le armi sono spuntate. Tuttavia, i primi cittadini dichiarano che «in tempi non sospetti, già qualche mese fa, abbiamo affrontato il tema in giunta dell’Unione Val d’Enza, condividendo la linea di invitare i titolari alla chiusura: azione già adottata negli ultimi anni, che aveva permesso di raggiungere l’obiettivo».

Il riferimento è a due anni fa, quando proprio il Conad di Sant’Ilario, dopo il clamore mediatico, ritrattò la decisione di aprire il 25 dicembre. «Anche quest’anno – affermano i sindaci – ci siamo fatti portavoce delle istanze delle nostre comunità e dei nostri cittadini in quanto riteniamo alcuni valori non negoziabili. Ci impegneremo in tutte le sedi affinché si intervenga al più presto da un punto di vista normativo e affinché venga tutelata la qualità della vita di tantissimi lavoratori e dei piccoli negozianti, ai quali rinnoviamo il nostro sostegno e la nostra solidarietà».

Fuori dall’ufficialità, Marcello Moretti spiega: «Chiaramente non abbiamo strumenti coercitivi, ma a nostro avviso un ripensamento qualificherebbe il rapporto del Conad con il territorio. Le ricadute di immagine, che per una parte della comunità, possono essere negative».

Da parte sua, Gianni Maiola si dice concorde «al 100% con don Paolo Bizzocchi, che ha usato anche toni non polemici ma di riflessione. Ormai si invita sempre più le famiglie a passare le domeniche dentro un centro commerciale, costringendo i dipendenti a loro volta a non poter stare con la famiglia: è un circolo vizioso». Sul record di vendite sottolineato dal direttore Conad, Maiola osserva: «E’
ovvio che chi va a fare spesa il 26 non ci va il 27, il 28 e il resto della settimana. È un guadagno apparente: in realtà si spostano gli acquisti nelle giornate festive a detrimento delle giornate feriali. A fine anno, però, quel che conta è la media».

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