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La polemica 

«Sull’Enza hanno funzionato le casse d’espansione»

MONTECCHIO EMILIA. «Le casse di espansione dell’Enza hanno funzionato». Ad affermarlo è stata l'ingegnere Mirella Vergnani di Aipo durante l’accesa seduta del consiglio dell’Unione Val d’Enza di...

MONTECCHIO EMILIA. «Le casse di espansione dell’Enza hanno funzionato». Ad affermarlo è stata l'ingegnere Mirella Vergnani di Aipo durante l’accesa seduta del consiglio dell’Unione Val d’Enza di lunedì scorso. Il dibattito è stato scatenato dall’ordine del giorno presentato dai tre consiglieri di opposizione (Maurizio Vergallo di Bibbiano Bene Comune, Natascia Cersosimo del Movimento 5 Stelle di Cavriago e Marco Bertolini di Gattatico Bene Comune) nel quale si denunciava il «ritardo nell’esecuzione di un’opera di prevenzione importante come quella delle casse di laminazione sul fiume, lasciando intendere un loro non funzionamento durante la piena». Una tesi, precisano i sindaci che «è stata smontata pezzo per pezzo».

«Il manufatto sull'Enza è classificato come “casse di laminazione” – ha spiegato l’ingegnere –. Le casse sono state costruite dal 1983 al 2003 in 13 stralci successivi che, a differenza di quanto sostenuto nell’odg, sono provviste di collaudo funzionale e statico mentre non sono previste prove di invaso come da protocollo del 2015. Le casse di laminazione si riempiono in automatico quando i volumi di acqua raggiungono livelli pari a quelli della piena dei 200 anni, pertanto si parla di situazioni eccezionali come quella che si è appunto verificata nei giorni scorsi. Le casse di laminazione hanno funzionato e si sono riempite altrimenti sarebbero andati sott'acqua anche i comuni di Sorbolo e forse Gattatico».

Sulle foto pubblicate da alcuni componenti della minoranza su Facebook, la Vergnani ha aggiunto: «Su internet circolano foto e filmati relativi a un presunto malfunzionamento ma sono stati realizzati alle 13 di martedì 12, quindi ben 8 ore dopo la piena. Semmai tali immagini (in cui si vede un deflusso di acqua in uscita, ndr) dimostrano che le casse erano piene e hanno funzionato e che comunque il deflusso è minimale rispetto alla quantità d'acqua invasata».

«È poi errato – ha specificato – il riferimento fatto nell’odg a due casse sul Parma perché in realtà ce n’è una sola e che comunque è un manufatto diverso di quello sull'Enza. È errato anche il riferimento fatto nell’odg alle dichiarazioni del ministro Galletti sulla necessità di fare prove d’invaso in quanto la sua dichiarazione, ripresa da un’audizione parlamentare, è relativa al fiume Panaro posto in Provincia di Modena e non all’Enza».

Per quel che riguarda le azioni di Aipo, l’ingegnere ha specificato che negli ultimi tre anni ha provveduto a innalzare il livello di difesa delle opere sulla rete idrica eseguendo le manutenzioni su argini, manufatti e pulendo dai tronchi. «Questo impegno va mantenuto e se necessario innalzato in considerazione dei mutamenti climatici, ma non si può affermare certo che non si sia fatto nulla». Ha anche messo in luce che, in questi anni, le amministrazioni della Val d'Enza sono state sempre in contatto con Aipo per sollecitare
il controllo del fiume e delle opere legate alla sicurezza.

«Un intervento chiarificatore – ha dichiarato il presidente dell'Unione Paolo Colli – che ha fatto giustizia delle tante, troppe parole in libertà circolate nei giorni successivi alla drammatica alluvione»



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