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«Migale voleva aiutare per amicizia Brescia ma sapeva della sua appartenenza al clan»

«Antonio Migale prese quell’iniziativa in difesa di Pasquale Brescia, per amicizia, pur sapendo della sua appartenenza al clan». Il pentito Salvatore Muto lo fa aggiungendo che le famiglie cutresi...

«Antonio Migale prese quell’iniziativa in difesa di Pasquale Brescia, per amicizia, pur sapendo della sua appartenenza al clan». Il pentito Salvatore Muto lo fa aggiungendo che le famiglie cutresi «conoscono gli ambienti come funzionano». Punta il dito sul cronista-scrittore (che ha vissuto a lungo nel Reggiano) tornando a parlare dell’antefatto alla lettera che Brescia poi inviò al sindaco Luca Vecchi «per fargli tenere una posizione più morbida». «Quando ero in carcere a Voghera – aveva spiegato Muto nell’udienza del 23 novembre scorso – lessi sul quotidiano “Il garantista“ di Cosenza una lettera pubblicata il 25 settembre 2015 e scritta da Migale in cui rimarcava come i calabresi fossero perseguitati a Reggio Emilia, anche perché nell’inchiesta Aemilia erano finite in cella delle persone innocenti. Scriveva che voleva fare una manifestazione a Reggio Emilia, ma il sindaco Vecchi non l’aveva appoggiato,
anzi prese le distanze da questi soggetti. Quando venni trasferito di carcere feci leggere questa lettera a Brescia si arrabbiò subito, dicendo che è a conoscenza di vecchi fatti che riguardano il sindaco e la moglie Maria Sergio. A quel punto Brescia ha avuto l’idea della lettera».


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