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"Robetta"... cari lettori inquietatevi

L'editoriale della domenica del direttore della Gazzetta di Reggo, Stefano Scansani, sull'esondazione dell'Enza e sulla previdibilità o meno dell'alluvione

REGGIO EMILIA. Cari lettori, inquietatevi. Se mettete insieme il meteorologo con chi di fossi, canali e fiumi, insomma d’acqua, se ne intende, vi convincerete che non c’è da stare allegri. Lo specialista del tempo è Luca Lombroso. Riporto una sua dichiarazione dedicata all’inondazione di Lentigione, pubblicata sulla Gazzetta di ieri sulla quale non piove (per restare in tema) tanto è chiara: «Ciò che è accaduto è “robetta” rispetto ai rischi concreti. È un evento prevedibile. Il clima è cambiato, ma non si fa nulla».

Questa sentenza fa il paio con quella che il giornale ha invece riportato l’altro ieri, pronunciata dai Consorzi di miglioramento fondiario e irrigui della Val d’Enza: «L’alluvione era prevista e prevedibile, inquadrata nelle valutazioni progettuali collegate alla diga sull’Enza. Se si fosse realizzata la diga, il dramma non sarebbe accaduto».

Le due analisi coincidono. Entrambe valutano prevedibile il fenomeno che martedì alle 5.30 ha immerso nel fango una porzione della Bassa e ha causato secondo le prime stime della Regione 105 milioni di danni; provocato lo sfollamento temporaneo o ancora in corso di 2mila cittadini; disagi, drammi, inquietudini e una infinità di domane. Per queste ultime attendiamo gli esiti delle indagini della procura, aspettiamo le doverose inchieste interne dei vari enti, istituti e agenzie che devono garantire la difesa dall’acqua e dell’acqua, e quindi la tenuta delle strutture idrauliche.

Come ho scritto nei giorni passati – quelli dell’emergenza – sarebbe impensabile mettere sotto inchiesta il signor fiume Enza, anche se a molti probabilmente farebbe piacere, perché scioglierebbe le eventuali responsabilità, così da dichiarare l’effettiva esistenza della “memoria dell’acqua”. Ma questo è un tema un poco letterario e molto parascientifico riguardante i rimedi omeopatici.

Preferisco sostenere il concetto contadino e straordinariamente scientifico dell’“acqua che va alla bassa”, dunque non vanno attribuite responsabilità al fiume, men che meno alla mutazione delle stagioni e degli eventi meteo. Di questi ultimi le colpe sono degli umani.

Il meteorologo dice parole dure ma profetiche: ciò che è capitato nel territorio di Brescello e anche dall’altra parte, nel Parmense, è “robetta” rispetto ai rischi prossimi venturi.

E allora che succede? Chi torna a far parlare di sé ciclicamente? Naturalmente la Diga di Vetto: il manufatto del quale si discute e straparla da decenni e decenni quale salutare e risolvente struttura d’ogni guaio della Val d’Enza. Diga di Vetto contro la sete estiva (perché raccoglierebbe nel suo invaso la preziosissima riserva d’acqua). Diga di Vetto contro i rischi delle piene, delle rotte e delle tracimazioni nelle altre stagioni che non sono più come una volta.

«Gli argini hanno ceduto, ma tutto questo non “è normale” – dicono i Consorzi –. Le analisi della situazione antecedente a oggi, cioè gli studi di impatto ambientale correlati alla progettazione della diga di Vetto, comprendevano una previsione precisa dei fenomeni di piena, di cui si progettava il contenimento. Questo materiale di progetto, completo di calcoli e prove documentali, giace inerte a causa delle forze politiche e falsamente ambientaliste». Dunque, disastro annunciato e polemica continua, quella sì, prevedibile.

Infatti a soli 5 (cinque) giorni dall’inondazione e col fango che ancora permane a Lentigione la disputa è riaffiorata, più intensa di prima. Per il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Luca Sassi, ad esempio, la diga di Vetto non è la soluzione.

Ci ha scritto: «L’idea di puntare su di essa rischia di essere una scusa per non affrontare una volta per tutte i problemi e i rischi idrogeologici dell’Enza. Va ripensato il sistema degli argini che non ha retto. Va ripensato in funzione delle nuove portate che ci aspettano visto il forte cambiamento climatico che porterà ad eventi meteo molto più importanti rispetto al passato». Per il consigliere grillino quella della diga “non può e non deve essere la soluzione ottimale per risolvere il problema”.

Già s’intuisce che la diga di Vetto (ormai proverbiale nella parlata reggiana come un oggetto di discordia, sebbene inesistente) è questione politica. Mettetela come vi pare, ambientale, economica, infrastrutturale, comunque politica.

Ma l’emergenza e il timore che possano ripetersi i disastri, ancor più gravi, non hanno la stessa tempistica della campagna elettorale o della dialettica di chi sta al governo o all’opposizione e viceversa.

I Consorzi hanno chiuso così la loro comunicazione con alla Gazzetta: «Chi governa e ha governato il nostro territorio abbia il coraggio di recarsi nei luoghi allagati e spiegare il perché di questa inondazione, prevedibile come la siccità della scorsa estate. Vorremmo partecipare ad una pubblica assemblea che avesse questo tema all’ordine del giorno e ci permettesse di esprimere un nostro parere». L’acqua la va alla bassa. Anche la politica?

s.scansani@gazzettadireggio.it