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Gazzolo: ogni Comune ha fatto a modo suo

«La notte dell’esondazione eravamo in allerta rossa, la più alta prevista Comportamenti difformi fra paesi limitrofi. Verificheremo le responsabilità»

REGGIO EMILIA. La macchina dei soccorsi ha funzionato bene, per l’alluvione nella Bassa; l’allertamento ha funzionato male. Che cosa non ha funzionato nelle ore antecedenti l’esondazione?

«Prima di tutto voglio esprimere grande vicinanza agli abitanti di Lentigione – risponde Paola Gazzolo, assessore regionale alla difesa del suolo, protezione civile, politiche ambientali e della montagna –. Siamo al loro fianco e lo saremo in futuro. La macchina dei soccorsi, come riconosciuto anche nel vostro editoriale oggi (ieri per chi legge, ndr) in prima pagina, ha funzionato bene, e ringrazio chi da giorni sta lavorando senza sosta e con grande professionalità. Su quello che è successo, una cosa è certa: bisogna verificare se ci sono state responsabilità, cosa che anche noi, per la parte che ci compete, faremo. La notte dell’esondazione eravamo in allerta rossa, la più alta prevista, il che significa adottare ciò che prevedono i piani di protezione civile dei Comuni, comprese possibili evacuazioni. Ci sono stati comportamenti difformi fra Comuni limitrofi: a Sorbolo e Boretto, nella Val d’Enza, i sindaci hanno evacuato; a Brescello ciò non è successo. Così come hanno evacuato in alcuni Comuni della Bassa modenese. Ripeto, verificheremo quanto successo. Nelle scelte bisogna sempre stare dalla parte dei cittadini, agendo in prevenzione per garantire la loro sicurezza. Questo è ciò che facciamo e che ci aspettiamo da tutto il sistema, ognuno per le sue competenze».

Il modello emiliano-romagnolo della prevenzione ha funzionato altrove, ma non a Lentigione. Prevalgono le cause tecniche o quelle politiche? Qual è il modello emiliano per la prevenzione e perché non ha funzionato?

«Ripeto, le allerte sono state emanate e le direttive su cosa fare in caso di allerta rossa sono definite. La prevenzione è al centro della strategia regionale. Le nostre scelte, anche recenti, lo dimostrano, a partire dalla creazione della nuova Agenzia regionale che si occupa sia di sicurezza territoriale che di protezione civile: due filiere da tenere insieme per un’azione più efficace ed efficiente. Abbiamo voluto il Portale Allerte e abbiamo incentivato i Comuni a dotarsi di Piani di protezione civile aggiornati: oggi lo hanno oltre il 98%, compreso Brescello che lo aveva approvato nel 2012. E ancora: nostro compito è la manutenzione. Se prendiamo il nodo idraulico Secchia-Panaro, dopo l’alluvione del 2014, solo grazie agli interventi messi in campo successivamente il sistema delle arginature complessivamente ha retto nonostante una piena storica che non ha precedenti. E qui bisogna fare chiarezza: in tre anni e mezzo per il nodo Secchia- Panaro sono stati stanziati 115 milioni, il 60 per cento dei quali già investiti per 113 cantieri già completati e altri in corso. Più in generale, gli interventi realizzati stanno cominciando a pagare, ma certo non basta. Per questo nel bilancio 2018 della Regione abbiamo raddoppiato i fondi per la manutenzione portandoli a 10 milioni. A questi si aggiungeranno anche importanti risorse nazionali per realizzare la cassa di espansione del Baganza (55 milioni di euro) e le casse sul Senio (8,5 milioni). C’è poi un piano frane di quasi 7 milioni di euro, fra cui, e sono solo due esempi, interventi a Taviano di Ramiseto e Riva di Cavola a Toano, nell’Appennino reggiano. Tutto ricompreso in un pacchetto complessivo di interventi cantierabili da quasi 80 milioni per la messa in sicurezza del territorio. Poi, non è possibile eliminare ogni rischio. Il sormonto dell’argine per la portata inedita del fiume è la causa delle fratture successive. Per questo serve anche lavorare per diffondere cultura di protezione civile: significa informare le popolazioni sui pericoli del territorio e prepararle sulle modalità per affrontarli».

Come è strutturata la gestione del territorio, tra Autorità di bacino-distretto padano, Aipo, Servizio tecnico di bacino della Regione Emilia Romagna, Arpae e Consorzi di bonifica? Esistono sovrapposizioni nelle competenze o la struttura funziona bene così com’è?

«Le competenze sono articolate perché la gestione dei corsi d’acqua, per sua natura, richiede competenze e professionalità diverse e complesse. L’Autorità nazionale di distretto si occupa della pianificazione, fatta su scala di distretto idrografico perché le aste fluviali vanno considerate nel loro insieme, oltre i confini amministrativi; la Regione programma gli interventi di difesa del suolo e finanzia con risorse proprie la manutenzione, mentre è lo Stato che deve finanziare gli interventi strutturali. Aipo, Consorzi e Agenzia regionale per la sicurezza territoriale attuano questi interventi, ciascuno per i fiumi di sua competenza. I ruoli sono definiti, la logica è quella del fare sistema».

Come funziona la macchina dei soccorsi?

«La protezione civile è un sistema ben strutturato che si ispira a principi chiari: pianificazione, coordinazione e integrazione. L’autorità locale di protezione civile, quella più vicina ai cittadini, è il sindaco, che è il primo riferimento per la popolazione. Lo supportano le Prefetture su scala provinciale, assicurando la direzione unitaria degli interventi, e la Regione, che mette a disposizione le risorse del sistema regionale: dai mezzi alle attrezzature per gli interventi urgenti e l’assistenza alla popolazione, oltre alle risorse economiche e il personale per agire subito e bene dove necessario. Quindi i volontari, vero pilastro del sistema emiliano-romagnolo e nazionale: è emerso chiaramente anche in questa emergenza, con oltre 400 uomini e donne impegnati sul campo. A loro, come a tutti gli operatori all’opera, va un grandissimo ringraziamento».

Come si muoverà la Regione per fronteggiare le conseguenze del maltempo?

«Già martedì scorso, incontrando tutti i sindaci dei Comuni feriti dal maltempo, la giunta regionale ha stanziato i primi 2 milioni per le urgenze e gli interventi di immediata necessità. Con i Comuni stiamo facendo la ricognizione dei danni ed è ormai pronta la richiesta dello Stato di emergenza, di cui il presidente Bonaccini ha già informato il premier Gentiloni: ci aspettiamo che venga concessa nella prossima seduta del Consiglio dei ministri in modo che il presidente Bonaccini, da commissario, possa gestire velocemente le risorse. Questo è fondamentale, perché vogliamo che le persone rientrino al più presto nelle loro case e che le imprese ripartano rapidamente e in sicurezza. Vogliamo che i danni siano risarciti, ai privati e alle imprese, proprio come sta avvenendo per le ondate di maltempo che si sono susseguite dal 2013 al 2015».

La pista Gatta-Pianello, costruita sul Secchia, è stata in parte mangiata dall’acqua, così come accadde in passato. Vale la pena mantenerla aperta (con i relativi investimenti) per i collegamenti montagna-pianura e per il turismo appenninico?

«La pista Gatta-Pianello, da una prima stima, è danneggiata per oltre un milione di euro. Rappresenta un’opera fortemente voluta dalle amministrazioni locali per sostenere il turismo in Appennino, e in particolare nel Parco dell’Appennino tosco-emiliano, ma ha anche la funzione strategica di favorire il collegamento tra le valli e assicurare la viabilità, a fini di protezione
civile, in caso di interruzione delle arterie principali. Stiamo affrontando l’emergenza e i danni causati saranno certamente fra quelli inseriti nella dichiarazione di stato d’emergenza e sui quali faremo di tutto per ottenere un pieno risarcimento».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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