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canossa, Il sindaco bolondi 

«Abbiamo evitato un disastro ma speriamo smetta di piovere»

CANOSSA. Chiusa e riaperta all’alba di ieri la provinciale 513R tra Ciano d'Enza e Cerezzola. Il provvedimento temporaneo è stato preso alle 21.20 di lunedì dalla Provincia di Reggio Emilia, che ha...

CANOSSA. Chiusa e riaperta all’alba di ieri la provinciale 513R tra Ciano d'Enza e Cerezzola. Il provvedimento temporaneo è stato preso alle 21.20 di lunedì dalla Provincia di Reggio Emilia, che ha valutato come critico il livello del torrente Enza, con l’acqua che ha invaso la sede stradale: per chi proveniva da San Polo e Traversetolo il traffico era stato deviato sulla provinciale 54 (strada dei castelli), per chi proveniva da Castelnovo Monti, Vetto e Ramiseto il traffico era deviato sulla strada Trinità-Vedriano.

Una scelta precauzionale subito rientrata, visto che ieri alle 6 il transito era tornato nella norma. «Lo sbalzo di temperatura improvviso e il forte vento, oltre alle precipitazioni, hanno fatto sciogliere la neve dell’Appennino – spiega Luca Bolondi, sindaco di Canossa –. Lunedì alle 22.30 ero a Sant’Ilario, dove c’erano -1 gradi. Arrivato a casa mia a Vedriano c’erano 8 gradi e un forte vento: condizioni meteo anomale, che hanno fatto sciogliere la neve in Appennino e fatto scendere una bomba d’acqua».

Luca Bolondi ieri mattina ha verificato lo stato dell’arte insieme ai tecnici comunali: nessuna frana (in un territorio storicamente tartassato da questo punto di vista), nessuna famiglia evacuata, un ammanco di corrente elettrica segnalato in un borgo di Roncaglio e tante telefonate per rami spezzati e alberi caduti sulle strade.

«Sulle frane è andata bene, per ora, speriamo solo che non si rimetta a piovere – afferma il sindaco –. Due giorni fa ho sistemato insieme agli addetti comunali i fossatelli, cioè le cunette di terra che si trovano al margine della strada e che sono indispensabili per far scorrere la pioggia dalla carreggiata, quindi come prevenzione anti smottamento».

Secondo Bolondi, la chiave per evitare queste emergenze è la manutenzione. «Manutenzione ordinaria delle arterie stradali, come appunto i fossatelli: curarli costa per un piccolo Comune 30mila euro, molto meno di una eventuale frana. Stesso discorso vale per l’alveo del fiume: una volta erano gli agricoltori il primo baluardo per la cura del territorio, potevano raccogliere legna e rami secchi dal fiume e questo contribuiva
a tenerlo pulito e in ordine».

La contestazione, mossa anche da diversi residenti, è la normativa regionale che vieta di raccogliere qualsivoglia oggetto dall’alveo, pena pesanti sanzioni: «Il risultato è quel cumulo di rami secchi ben visibili a Cerezzola». (am.p.)

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