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Il nonno accusa il nipote in aula: «Era una furia, mi spinse a terra»

Gualtieri: Davide Rovesti è accusato dal giugno scorso di lesioni e danneggiamento dI una macchina. Prima dello spintone, l’anziano aveva chiesto al 33enne perché avesse preso di mira l’auto dello zio

GUALTIERI. Si sta avvicinando alla sentenza – in tribunale a Reggio – il processo che vede il 33enne Davide Rovesti accusato di lesioni e danneggiamento aggravato, in quanto – secondo l’accusa – il 19 giugno scorso, durante un litigio in famiglia, era arrivato ad usare violenza anche verso l’anziano nonno e a danneggiare un’auto.

Una vicenda che fece molto scalpore per la violenza usata contro i familiari.

SENTITO L’85ENNE. E mercoledì il procedimento ha vissuto un momento delicato, visto che ha testimoniato proprio il nonno 85enne davanti al giudice Cristina Beretti.

Una deposizione a cui il nipote non ha assistito, comunque rappresentato in aula dall’avvocato difensore Noris Bucchi.

Le parole dell’anziano non sono state certamente tenere nei confronti del 33enne: il nonno ha infatti confermato quanto messo per iscritto nella denuncia.

Quel giorno – secondo la ricostruzione dei carabinieri – inizialmente Rovesti aveva squarciato le ruote dell'auto dello zio e di sua moglie, per poi aggredire il nonno che gli aveva chiesto il perché di un gesto tanto sconsiderato, e a danneggiare a sua volta anche l'auto di quest'ultimo.

PAURA AL BAR. L’anziano aveva raggiunto il nipote in un bar del paese per chiedergli per quale motivo avesse danneggiato l'auto dello zio.

Per tutta risposta aveva avuto il "coraggio" di spingere a terra l'anziano causandogli lesioni all’anca, alla testa e al fianco, giudicate guaribili in cinque giorni.

E poi, non contento, utilizzando un disco da bilanciere del peso di due chili, ha sfondato il parabrezza dell'auto del nonno, parcheggiata davanti al locale.

Sul posto il 33enne era stato poi calmato dai presenti, che come il nonno si erano interrogati sulle ragioni di una condotta così violenta.

OBBLIGO DI FIRMA. Il 33enne era stato arrestato, ma una volta affrontata l’udienza di convalida (in cui si era avvalso della facoltà di non rispondere) era uscito di cella, attendendo il processo con l’obbligo di firma.

Rovesti è successivamente riuscito a mettersi ulteriormente nei guai, violando ripetutamente l’obbligo di firma in caserma a cui era sottoposto. E le conseguenti segnalazioni di tali inadempienze, effettuate dai carabinieri di Gualtieri, corredate anche da rapporti relativi al perdurare dei suoi atteggiamenti irrispettosi e violenti, hanno indotto l’autorità giudiziaria ad emettere un provvedimento di inasprimento

della misura cautelare già in atto. In ottobre il giudice Beretti ha sostituito la misura del carcere con ancora un meno afflittivo obbligo di firma, che ha riportato Rovesti nella sua abitazione di Gualtieri. Fra un mese la sentenza.(t.s.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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