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«Sicurezza in stazione Un nervo scoperto»

A due settimane dal suo arrivo Sbordone ieri in visita alla Gazzetta di Reggio «Voglio rassicurare i cittadini. E non escludo di riaprire il posto di polizia»

REGGIO EMILIA. «Mi sono reso subito conto che un nervo scoperto della città è sicuramente la zona stazione. Quindi siamo intervenuti con operazioni che si ripeteranno con continuità. Riaprire il posto di polizia? Non lo escludo». E poi: «Da quello che mi è parso di capire, la situazione della zona di piazzale Europa, molto buia, è anche peggiore». Si aspetta la piena collaborazione dei comitati, ai quali chiede un atteggiamento costruttivo. Anche in funzione di un sostegno a processi di integrazione multietnica che, insieme ad azioni di controllo del territorio, reputa fondamentali per garantire l’ordine e la sicurezza pubblica. Due concetti che il nuovo questore Antonio Sbordone ha tradotto sin da subito in una serie cadenzata di controlli a tappeto proprio nella zona considerata più calda della città: centinaia le persone controllate, tra piazzale Europa, poi piazzale Marconi, viale IV Novembre, via Turri e le strade laterali, con decine di pattuglie e di agenti messi in campo. L’obiettivo dichiarato è quello di «rassicurare le persone». Il questore ieri mattina è stato in visita alla Gazzetta, tracciando un bilancio di queste prime due settimane a Reggio Emilia e delineando a 360 gradi le linee operative attraverso le quali intende affrontare le criticità legate alla sicurezza del nostro territorio.

I BLITZ IN STAZIONE. Il martedì e il venerdì. Sono queste le due giornate in cui la zona stazione è stata passata al setaccio da un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine. «Sto cercando di comprendere le sofferenze della città dal punto di vista dell’ordine e della sicurezza pubblica - spiega Sbordone – Mi sono reso subito conto che un nervo scoperto è sicuramente la zona della stazione. Quindi siamo intervenuti con alcune operazioni che si ripeteranno con continuità, non con l’obiettivo di risanare una zona. Per risanarla, ci vorrebbero interventi anche di altro tipo e su un periodo medio lungo. Il mio obiettivo è quello di migliorare la sicurezza delle persone: dobbiamo rassicurare le persone e fare in modo che si possa andare a prendere il treno, tornare la sera e andare a casa senza sensazioni di paura e di angoscia. Questo è l’obiettivo in quella zona. E il nostro faro è la legge. Dobbiamo fare in modo che venga rispettata. Interverremo su episodi di criminalità, microcriminalità, spaccio, prostituzione. Ci faremo vedere in quell’area e in altre che andremo a individuare».

POSTO DI POLIZIA. Fra le domande poste al questore, anche l’ipotesi di riaprire il posto di polizia chiuso in via Turri: «Se dovesse essere utile, lo riapriamo. Ci voglio andare cauto, ma non escludo la riapertura se sostenibile e se utile. Naturalmente se riapre si dovrà fare qualche blitz in meno. Bisogna vedere cosa è più utile per la zona e per la comunità. Ma non è impossibile riaprilo. Probabilmente è impossibile farlo H24. Ma forse non serve nemmeno in quei termini».

RAPPORTI CON I COMITATI. Ad accendere i riflettori sui problemi di sicurezza in stazione, soprattutto un cospicuo numero di comitati in aperto dialogo con la Questura. Ecco cosa pensa il questore al riguardo: «Sono persone che si organizzano per dare una mano. So che c’è un dialogo aperto con la questura e voglio assolutamente mantenerlo. Il concetto più volte espresso, anche in altri contesti, è quello di “antenne sul territorio”, che possono segnalarci ciò che accade e darci indicazioni. Quello che io auspico è che ci sia una collaborazione e non una lamentazione fine a se stessa. Delle lamentazioni non abbiamo bisogno. Abbiamo invece bisogno di sentire la gente vicino. Quindi benissimo i comitati, che abbiano uno spirito costruttivo. Rispetto a molti fenomeni di microcriminalità e di degrado, le comunità possono fare molto. E molto possono fare i comitati, anche sotto il profilo dell’integrazione degli extracomunitari. Non deve esserci una chiusura totale. Se posso dire una parola, ritengo che tutti dobbiamo convincerci che non si tornerà più indietro e che la situazione non tornerà più quella di venti anni fa. Non si può fare altro che prendere atto della situazione e cercare di vivere tutti in insieme nel miglior modo possibile».

EMERGENZA IMMIGRAZIONE. Fra i problemi spesso segnalati dalla cittadinanza, soprattutto il rapporto con gli extracomunitari e la gestione dei profughi. «Non ho ancora dati sufficienti per poter dire come viene gestita l’accoglienza in questa provincia Posso dire la mia idea: l’accoglienza va come altre e più di altre situazioni gestita con un gioco di squadra. Premesso l’assunto non discutibile che bisogna accogliere i migranti, il problema è che dobbiamo anche seguirli una volta salvati e sistemati. Probabilmente se nelle varie componenti che devono occuparsi del seguire i migranti una volta arrivati, ne viene meno qualcuna, le cose non vanno bene. Seguirli vuol dire sapere esattamente chi sono, dove stanno, cosa fanno. Da parte nostra, bisogna collaborare in questa attività di monitoraggio e cercare di intercettarli quando commettono reati, eventualmente farli uscire dal programma di assistenza per rispedirli al mittente. Questo è quello che dovremo fare da parte nostra. Ma la questura da sempre collabora con le altre istituzioni».

ACCOGLIENZA DIFFUSA. Distribuire i profughi in maniera bilanciata sul territorio, in modo da consentire efficaci forme di controllo. Per Sbordone, il sistema di accoglienza è un modello da perseguire: «Non è facile perché i numeri stanno diventando abbastanza importanti. Credo che l’accoglienza diffusa sul territorio sia la strada preferibile - spiega – Non bisogna ammassarli in contesti che diventano enclave difficili da controllare, dove la conflittualità interna poi aumenta e ci sono maggiori problemi di gestione. Se questo è vero, è vero però anche che la diffusione sul territorio in modo parcellizzato qualche problema in più a noi lo crea, perché bisogna avere le risorse necessarie per seguirle».

ORGANICO DELLA QUESTURA. Di fronte alla mole di uomini messi in campo nei controlli in stazione, inevitabile è una domanda sull’organico della Questura. È in grado di far fronte a questa mole di interventi? «È una questione organizzativa – afferma Sbordone – lo sforzo si può fare ed è sostenibile anche perché devo dire che, malgrado le carenze indubbie di personale, questa è una questura abbastanza giovane rispetto ad altre analoghe. Io vengo dall’esperienza ferrarese, dove ci sono problemi maggiori di organico ma anche di età, che era molto elevata. Qui abbiamo molti ragazzi. E, oltre alla Questura, abbiamo in sede anche il reparto Prevenzione crimine che ci può dare una grossa mano. Il reparto serve non solo Reggio, ma varie province. Ma noi ce l’abbiamo in sede, quindi cercheremo di utilizzarlo al meglio».

LOTTA ALLE MAFIE. Non solo la criminalità comune. Reggio è terra anche di criminalità organizzata. Su questo versante, con l’indagine “Aemilia 1992” la Squadra mobile di Reggio è recentemente riuscita a risolvere il doppio “cold case” degli omicidi di Nicola Vasapollo e di Giuseppe Ruggiero. «Ho avuto subito la percezione di una Squadra Mobile e di un dirigente assolutamente di alto profilo. Credo che hanno fatto cose buone e ne faranno altre. Ma anche all’interno della Questura sto provando a lanciare un discorso di normalizzazione. Nel senso che c’è una squadra mobile che opera bene ed è assolutamente all’altezza. Ma poi bisogna fare anche altro, stare sul pezzo per quanto riguarda quello che la comunità come prima istanza ci chiede. Alla fine non è che possiamo essere tutti condizionati in Questura e fuori dalla Questura dal processo Aemilia. Lo dico senza peli sulla lingua: il processo deve fare il suo corso e speriamo che si faccia in fretta. La Questura ha tanti obiettivi da realizzare: controllo del territorio, ordine pubblico, controlli amministrativi, ai
quali come ho sempre fatto intendo dare un impulso particolare, per assicurare il rispetto delle regole, dalle più piccole alle più importanti. Ognuno deve fare il suo. La Squadra Mobile è ottima, ma tutti gli altri devono fare un gioco di squadra». (r.c.)

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