Quotidiani locali

Si allarga ancora la frattura fra Pd e Mdp

Il voto in consiglio spacca i dem e mette alle strette il sindaco. Sul consumo di suolo si gioca la tenuta delle alleanze

REGGIO EMILIA. Che poi, quando meno te l’aspetti, in Sala del Tricolore va in scena il Lanfranco De Franco day, che con il suo ordine del giorno urgente riesce in un colpo solo a spaccare quel Pd con cui condivide (per ora) la maggioranza e a mettere alle strette il sindaco Vecchi, che ora dovrà bussare alle porte della Regione per dire al governatore Bonaccini che a Reggio Emilia la nuova legge urbanistica regionale, così com’è ora, non piace affatto.

COLPO DA BILIARDO. Reduce da un viaggio estasiato alla corte di Pietro Grasso, con il nuovo “Liberi e Uguali” diventato leader unitario della sinistra, il capogruppo Mdp in consiglio comunale, ex segretario di circolo Pd e dalemiano della prima ora, piazza un colpo che neanche baffino, marcando una volta di più quella distanza che di qui alle prossima campagna elettorale per le Politiche sembra destinata ad aumentare: da un lato il Pd targato Renzi, dall’altro la coalizione composta da Mdp, Sinistra Italiana e Possibile. L’uno contro gli altri alle urne, anche a dispetto di quel laboratorio politico di un centrosinistra allargato invocato più volte da Vecchi per le amministrative del 2019.

IL DOCUMENTO. “Il progetto di legge Disciplina regionale sulla tutela e l'uso del territorio presenta una evidente divaricazione tra obiettivi dichiarati, azioni e previsioni in particolare sul saldo zero di consumo di suolo, sul ruolo dei grandi investitori privati e sulla semplificazione asimmetrica, sulla permanenza della pianificazione e sul ruolo dei Consigli comunali”. È questo il titolo dell’ordine del giorno firmato dal capogruppo Mdp: un documento ipertecnico, di quattro pagine, ma dal significato chiarissimo. «Serve un deciso cambio di rotta sulla proposta di legge urbanistica in discussione in Regione – va giù duro De Franco – che dietro a intenti nobili di riduzione del consumo di suolo e semplificazione normativa porterà invece alla totale perdita di controllo del pubblico sulla pianificazione del territorio a favore delle proposte dei privati, mettendo in difficoltà soprattutto i piccoli Comuni che verranno sottoposti a forti pressioni dei costruttori e sofferenze degli uffici tecnici competenti».

LABORATORIO VECCHI. Il tema a Reggio è caldissimo: quel consumo di suolo su cui periodicamente si accendono i riflettori della polemica, contro il quale la giunta Vecchi a trazione renziana – ma dove siedono anche i due esponenti Mdp, Sassi e Tutino – è da tempo impegnata attraverso la Variante in riduzione che ha riconvertito in agricoli terreni resi precedentemente edificabili. Al momento del voto in consiglio arriva la stoccata, complice anche l’assist di parte delle opposizioni e lo smarrimento dei dem: l’ordine del giorno di De Franco viene approvato con 10 voti favorevoli (Mdp, M5S, De Lucia del Pd, SI), 6 voti contrari (Lega Nord, Aguzzoli, Manghi, Morelli, Terzi e Vergalli del Pd) e 8 astenuti (Gruppo misto, Lista civica Magenta - Alleanza civica, Pd).

BACINO ELETTORALE. «Tra i punti più critici che vogliamo modificare ci sono le deroghe al limite alle nuove urbanizzazioni (soglia posta al 3%) che riguardano circa 270 chilometri quadrati di previsioni non ancora attuate ma attuabili entro tre anni e gli insediamenti definiti strategici in ambito commerciale, produttivo e infrastrutturale, nonché la perdita di valore della pianificazione pubblica in favore dell’iniziativa privata – spiega De Franco – Noi invece vorremmo un limite al 3% senza deroghe temporali o di tipologie, ed enti pubblici protagonisti con potere pianificatorio per urbanizzazioni a saldo zero, ecosostenibili, nel rispetto dell'interesse comune e non dei vantaggi contingenti dei costruttori». Cita il caso di via Luxemburg e ricorda che, sul tema “Consumo di suolo”, in questi mesi è nato un «movimento trasversale fra gruppi consiliari regionali, tecnici, associazioni di cittadini, amministratori». Quasi un intero bacino elettorale, al quale Mdp guarda strizzando l’occhio anche alla Cgil, così come dal Pd reggiano stringono saldi le mani al mondo Legacoop.

AMMINISTRAZIONE E POLITICA. Reggio è Reggio. E Bologna è Bologna. Ma il voto in consiglio di fatto potrebbe rappresentare un prologo di quanto andrà in scena il 19 dicembre in assemblea legislativa, dove la portabandiera dell’opposizione alla legge targata Pd è Silvia Prodi, nipote dell’ex premier Romano, confluita ad subito in Mdp. Mutatis mutandis, la situazione è analoga. Una maggioranza in cui la coabitazione tra Pd e Mdp appare ai ferri corti. Le Politiche, d’altronde, sono davvero imminenti. Ed è anche per questo motivo che di qui ai prossimi mesi sono attese sorprese. Se Tutino sembra ormai indirizzato alla volta di Roma, complice anche il suo ruolo di coordinatore regionale Mdp, più difficile da decifrare è il destino di Matteo Sassi, a metà tra Grasso e Pisapia.

FOTO DI GRUPPO. A differenza di Tutino, Prodi e De Franco, il nome di Sassi ad esempio non compare tra i 15 delegati eletti nell’assemblea unitaria della sinistra, dove ci accanto ad esponenti Mdp siedono anche Sinistra Italiana e Possibile: Michele Bonforte, Antonio Casella, Marco Catellani, Linda Eroli, Lucia Lusenti, Paola Mistrali, Marzia Morini, Khadi Ndiaye, Roberto Pavarini, Stefania Salsi, Yuri Torri, Mirko Tutino, Carlo Veneroni. Quattordici di loro erano domenica scorsa a Roma per incoronare il presidente del Senato nuovo leader anti-Pd e anti-renziano. Manca, tuttavia, una foto che li ritrae tutti insieme. Il motivo? Non sono mai riusciti a scattarla. Né in occasione dell’assemblea nazionale, né in occasione di quella provinciale. Quasi un segnale nel solco della migliore
tradizione di sinistra, dove da sempre si corre tutti insieme senza mai dar poi prova di riuscire davvero ad essere uniti. È la politica, bellezza. Ma amministrare – e governare – sarà poi un altro paio di maniche? Il tempo lo dirà. Ma il laboratorio Vecchi, per ora, appare in stand by.

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