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Rubate le slot al Dolce Amaro «È il terzo furto in otto mesi»

CAMPEGINE. «È il terzo furto in otto mesi. Ci hanno preso di mira. Siamo esasperati: dovrei dormire dentro al locale per sentirmi sicuro». Salvatore Greco, titolare del bar “Dolce Amaro” di Caprara...

CAMPEGINE. «È il terzo furto in otto mesi. Ci hanno preso di mira. Siamo esasperati: dovrei dormire dentro al locale per sentirmi sicuro». Salvatore Greco, titolare del bar “Dolce Amaro” di Caprara di Campegine, il principale della frazione situato in via Guido Rossa sull’incrocio per Castelnovo, commenta così l’ennesimo raid.

Il bottino consiste in una macchinetta cambiamonete e due videopoker. Il titolare, subentrato nella gestione nel marzo scorso insieme alla moglie Veronica Milana, aveva subìto un primo furto a maggio. Il 24 novembre scorso un secondo colpo, con i malviventi che, per non essere disturbati, avevano perfino sbarrato la strada d’accesso di fianco all’edicola con le locandine dei giornali: i ladri avevano fatto scattare l’allarme e il fumogeno interno ed erano stati immortalati dalle telecamere mentre, in tuta bianca da testa a piedi, portavano via due videopoker e la cambiamonete. Nemmeno il tempo di ripristinare la stanzetta interna delle slot, chiusa da una porta interna elettronica e devastata, e la scorsa notte ignoti hanno messo a segno un colpo fotocopia.

Anche in questo caso Greco era da poco arrivato a casa a Campegine (il bar è aperto non stop dalle 6 alle 24), quando alle 2.30 è suonato l’allarme. Il titolare si è precipitato sul posto, trovando l’entrata forzata, così come la porta interna. Un’azione anche stavolta durata non più di due minuti. Nelle immagini del sistema di videosorveglianza si vedono due individui vestiti di scuro, un cappuccio calato in testa e i guanti: il primo entra, con una mazzetta da muratore colpisce più volte fino a disancorare la macchinetta cambiamonete (legata a terra con una catena), il complice arriva per portarla via, e l’azione si ripete per altri due videopoker.

«Questa volta pare che siano arrivati dalla viuzza interna del quartiere
dietro, ci hanno riferito i carabinieri di Poviglio intervenuti per il sopralluogo», prosegue il barista. «Da come sono vestiti paiono persone diverse – commenta la moglie –. Però la distanza ravvicinata farebbe pensare a una mano comune, forse una banda composta da più persone».

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