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«Ecco perché Reggio da sola non ce la farà»

L’assessore regionale al turismo Corsini: «Servono sinergie» 

REGGIO EMILIA. «Reggio, da sola, non ce la può fare. Bisogna avere le spalle robuste». Così l’assessore a Turismo e Commercio della Regione Emilia-Romagna Andrea Corsini, ieri a Reggio Emilia per presentare l’ente territoriale Destinazione turistica Emilia, recentemente istituito dalla Regione. Ma anche per una visita istituzionale ad alcuni luoghi significativi della città storica, dai Chiostri di San Pietro al teatro Valli per poi visitare la mostra da poco inaugurata al Palazzo dei Musei “On the road”. E per incontrare rappresentati di associazioni che operano nell’ambito del turismo e della promozione del territorio.

Assessore, Reggio città turistica resterà quindi per sempre un’utopia?

«Non dico questo. Dico che Reggio Emilia, per fare progressi, deve abbandonare logiche provinciali e campanilistiche ma soprattutto bisogna cominciare a ragionare sull’idea che l’obiettivo non è portare turisti a Reggio ma portarli in Emilia. Il turismo può essere un importante volano anche per l’economia di una città come Reggio, ma solo se si ragiona in un’ottica di area vasta».

A proposito di area vasta, come mai in Destinazione turistica Emilia la nostra città si trova a fare rete con Parma e Piacenza e non, per esempio, con Modena?

«Intanto Modena ha fatto una scelta politica scegliendo Bologna. Ma ci sono anche altre ragioni strettamente legate al territorio. Esistono almeno tre “prodotti” che trasversalmente caratterizzano Modena e Bologna: la neve con gli impianti sciistici collegati fra loro, la Motor Valley e naturalmente il food».

Reggio, quindi, su cosa dovrebbe puntare sinergicamente parlando?

«Se mettiamo insieme per esempio i castelli matildici con quelli del Ducato di Parma e Piacenza, il Po, Zavattini, Ligabue, il cibo... allora l’Emilia ce la può fare. Senza dimenticare che negli ultimi anni si va diffondendo il cosiddetto turismo esperienziale per chi si muove non solo per vedere ma anche per fare cose strettamente legate al territorio. Perché non cavalcare l’onda? E ricordiamoci che i flussi turistici, sul territorio reggiano, sono strettamente legati al business. Reggio Emilia può attirare per le sue peculiarità un turista colto, esigente, raffinato. Dobbiamo metterlo in conto».

Vogliamo considerare la stazione Mediopadana un valore aggiunto?

«L’Alta Velocità è da considerare fondamentale, non a caso installeremo alla Mediopadana un grande pannello digitale dove, chi arriverà a Reggio Emilia, troverà tutte le informazioni riguardanti le attrattive turistiche del territorio. Ma anche qui, bisogna cercare di cambiare prospettiva. La Mediopadana dovrà diventare sempre di più terminale e non solamente luogo di partenza, come è accaduto fino ad oggi».

Pubblico e privato. Come si devono dividere i compiti?

«I ruoli, nella loro diversità, devono essere ben definiti ma anche integrati. All’ente pubblico spetta l’organizzazione degli eventi ma anche la capacità di trovare le risorse finanziarie necessarie, al privato spetta la commercializzazione. Penso per esempio ai Club di Prodotto che, anche attraverso i bandi della Regione, dovrebbero provvedere all’ideazione a alla costruzione di quei pacchetti che hanno la precisa funzione di attirare turisti sul territorio. È chiaro che bisogna crederci: questo vale per il pubblico come per il privato».

Parlando di numeri, gli ultimi monitoraggi cosa ci dicono di Reggio
Emilia?


«Nei primi dieci mesi del 2017 Reggio Emilia ha fatto registrare un +16% per quanto riguarda i pernottamenti e quasi un +11% se si parla di arrivi. Partendo dai segni più ora si tratta di fare, credendoci, ulteriori passi avanti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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