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«Altre indagini sui professionisti»
affollata iniziativa alla cgil  

«Altre indagini sui professionisti»

Aemilia spiegata dai cronisti. Bini: «Piazza pulita di chi aiutò il clan»  

REGGIO EMILIA. Le rivelazioni fatte sinora dai pentiti – nell’aula-bunker dove si sta svolgendo il maxi processo Aemilia – hanno aperto nuovi scenari che difficilmente non si trasformeranno in altrettanti filoni di indagine.

È il quadro emerso nell’assemblea pubblica – promossa da Cgil, Anpi e Auser – in cui alle riflessioni dei giornalisti Tiziano Soresina (Gazzetta di Reggio) e Paolo Bonacini (Ilfattoquotidiano.it) si sono aggiunti diversi interventi contrassegnati dall’auspicio che la Dda metta nel mirino il mondo delle professioni che, da quanto emerge dal procedimento in corso, ha più che “dialogato” a Reggio Emilia con la ’ndrangheta. Una serata dedicata per la prima volta a quanto succede nell’aula-bunker. «Il processo sta per cominciare – afferma Bonacini – dopo quasi due anni di udienze iniziamo a sviscerare gli intrecci tra la 'ndrangheta e la vita collettiva di questa provincia. Un processo che mette alla sbarra non solo i mafiosi, ma anche una comunità, chiedendole di interrogarsi su come si è arrivati a questo punto». Soresina evidenzia la valanga di vecchi e nuovi testimoni, tra cui nomi eccellenti come l'ex sindaco Graziano Delrio e Maria Sergio, moglie di quello attuale Luca Vecchi, che gli avvocati della difesa hanno chiesto di poter riascoltare a controprova delle dichiarazioni dei pentiti. Poi i numeri monstre del maxi processo che i due giornalisti hanno “riscaldato” spiegando l’articolazione del clan in Emilia, i loschi affari e l’attuale fase di riorganizzazione che i non pochi reati-spia (roghi dolosi, spari, bombe) sembrano indicare. Per non parlare della prima volta – per Reggio Emilia – di un magistrato sotto scorta come Cristina Beretti, ormai ad un passo dalla presidenza del tribunale. Nella sala gremita non mancano politici come Andrea Capelli (Pd), mentre Norberto Vaccari e Gianni Bertucci (M5S) hanno preso la parola come del resto Mauro Vicini (Mdp) e Stefano Scansani (direttore della Gazzetta di Reggio). Infine un fiume in piena Enrico Bini (sindaco di Castelnovo
Monti) che invoca un «cambio di passo» nella lotta alle infiltrazioni mafiose, attacca le associazioni di categoria («non partecipano mai alle udienze») e invoca un repulisti dei funzionari che hanno aiutato «quelli del sacco di Reggio» e sono ancora tranquillamente al loro posto.

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