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«Dall’Oglio poteva colpire anche un’altra inquilina»

La moglie racconta ai carabinieri la frase di minacce rivolta a una donna Per la Procura, poteva uccidere ancora nel palazzo, sempre a causa di una lite

REGGIOLO. Giampaolo Dall’Oglio poteva uccidere ancora. È quanto affermato dalla Procura nel provvedimento con il quale era stato disposto il fermo – poi non convalidato – del presunto killer del 31enne Francesco Citro, freddato sulla soglia di casa a Villanova dal vicino indispettito per le briciole fatte cadere dall’inquilino al piano superiore. I carabinieri del Nucleo investigativo hanno raccolto elementi affermando che Dall’Oglio avrebbe potuto uccidere un’altra vicina, sempre per i medesimi e futili motivi. Una circostanza raccontata anche in questo caso dalla viva voce della moglie di Dall’Oglio, Barbara Canneta, che ha avvertito i carabinieri delle minacce di morte proferite dal marito nei confronti della vicina di casa, anche lei madre di famiglia. A livello penale la circostanza non rappresenta alcuna contestazione, ma secondo gli inquirenti ha inciso sul quadro complessivo per chiedere la misura cautelare in carcere. La moglie si era presentata dai carabinieri solo una settimana dopo l’omicidio. Questo perché, secondo quanto riferito, era sostanzialmente terrorizzata dal coniuge. Un ritardo che sarebbe frutto della soggezione psicologica della donna rispetto al marito, lei stessa vittima, in precedenza, di violenze che l’avrebbero portata uno stato, appunto, di assogettamento.

I trascorsi del presunto omicida – nato il 31 luglio 1954 a Mantova – sono stati messi in fila con precisione. Si era sposato una prima volta nel 1974, quando faceva la guardia giurata, e due anni dopo aveva avuto un figlio. La relazione era poi andata in crisi e nel 1990 si era trasferito a Bigarello di Mantova, da solo. Nel 1995 Dall’Oglio era stato arrestato per ricettazione e associazione a delinquere dalla questura di Mantova per un giro di auto rubate e aveva perso il lavoro. Nel 1999 era stato assunto all’Arni, a Boretto, e nel 2000 si era trasferito a vivere a Brescello. Nel 2004 era andato a vivere a Boretto e nello stesso anno aveva traslocato a Castelnovo Monti. Un anno dopo aveva divorziato dalla prima moglie. Nel 2005 aveva cambiato ancora Comune di residenza ed era andato a Vetto, per poi trasferirsi l’anno dopo a Viadana. Nel 2007 il trasloco a Boretto, per poi tornare a Viadana, dove nel 2013 era finito ai domiciliari in via Marconi per violenza alla compagna: fatti per i quali l’anno dopo venne condannato a tre anni di reclusione per lesioni personali e violenza privata. Nel 2014, quando era in prova ai servizi sociali, gli venne revocato questo beneficio per aver picchiato il figlio della sua nuova compagna. Nel 2015, una volta uscito dal carcere, aveva sposato Barbara Canneto, originaria di Catanzaro. Giampaolo Dall’Oglio si era infine trasferito a Villanova di Reggiolo, ai domiciliari, nel 2015, a casa della moglie, e nel 2016 era tornato libero. Fino a giovedì sera, quando i carabinieri lo hanno sottoposto a fermo e portato nel carcere di Reggio. Dopo essere stato sospeso dal lavoro, all’Aipo, il mantovano aveva ottenuto il reintegro. I racconti offerti dalla moglie devono trovare ora riscontri certi da portare in tribunale quando dovrà essere deciso l’eventuale rinvio a giudizio. Dall’Oglio si professa innocente su tutta la linea. In settimana deciderà la linea difensiva con il suo avvocato, il suzzarese, Mauro Messori, che lo andrà a trovare in carcere. (e.l.t.)

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