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Barbara Canneto è pronta a traslocare

La coniuge del presunto assassino vuole lasciare l’appartamento di via Papa Giovanni a Villanova

REGGIOLO. L’appartamento al piano terra nel complesso Corte Agnese di Villanova è diventato un luogo invivibile per Barbara Canneto. E l’atmosfera è pesante anche per gli altri residenti, alle prese con una presenza ingobrante.

La donna non vuole più stare tra quelle quattro mura, sotto l’appartamento della famiglia Citro.

Per una settimana l’assistente ospedaliera originaria della provincia di Catanzaro ha vissuto al fianco del presunto assassino, che poi ha denunciato ai carabinieri. La svolta nelle indagini è infatti giunta grazie alle sue dichiarazioni.

Da quanto è emerso in questi giorni, a lamentarsi dei vicini non era soltanto il mantovano Giampaolo Dall’Oglio. Anzi, era stata soprattutto la donna ad esprimere le sue rimostranze per le piccole questioni di vicinato (le briciole, lo scuotimento dei tappeti, eccetera). Pertanto, dopo quello che è successo, Barbara Canneto si è convinta che è meglio cambiare aria, anche per il timore di possibili ritorsioni, e si è già mossa per trovare una sistemazione alternativa. Una decisione che contribuirà a rasserenare anche gli altri condomini.

Da quando è stata resa nota la notizia del fermo, in molti si si sono chiesti come mai la donna abbia impiegato così tanto per denunciare l’autore di quel gesto feroce. Una possibile spiegazione potrebbe risiedere nella natura tormentata della relazione con Dall’Oglio. L’uomo infatti in passato l’aveva picchiata ed aveva anche alzato le mani sul figlio di lei. Una circostanza che aveva comportato l’arresto del mantovano, che era in affidamento in prova ai servizi sociali a seguito della condanna a tre anni, rimediata nel 2014, per lesioni e violenza privata nei confronti dell’ex convivente a Viadana.

Una
volta rimesso fuori, il dipendente Aipo era finito ai domiciliari a Villanova di Reggiolo. Lo stato di soggezione psicologica avrebbe impedito a Barbara Canneto di fare subito quello che andava fatto già dopo l’incendio della vettura della moglie di Francesco Citro: denunciare il marito.

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