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L’assassino inchiodato in caserma dalla moglie

Dall’Oglio denunciato giovedì dalla compagna per l’omicidio di Citro Gli inquirenti erano già sulla pista, partendo dai sospetti di due condomini

REGGIOLO. Un uomo spaesato. Che dopo 36 anni passati a Mantova, con un figlio e un matrimonio poi finito in frantumi, scivola in una china pericolosa. Un arresto per ricettazione di auto nel ’95, la perdita del lavoro di guardia giurata, il divorzio, denunce per ubriachezza.

Dal 1990 dieci case e altrettanti paesi cambiati in un vortice di continui traslochi fra Mantovano e Reggiano che si conclude solo nel 2015 a Reggiolo, quando sposa la compagna pestata a sangue nel 2013 a Viadana (Mantova). E proprio lei, Barbara Canneto, forse combattuta fra amore e desiderio di farla finita, si è recata giovedì sera dai carabinieri spiegando i sospetti sul marito Giampaolo Dall’Oglio, 63 anni. Denunciando che l’incendio dell’auto e poi il successivo omicidio del vicino di casa, Francesco Citro, 31 anni, forse era opera di suo marito, colto da raptus in un momento di ubriachezza.

Un racconto che non ha trovato impreparati i carabinieri, già avvertiti da un condomino che avrebbe riconosciuto nella sagoma di chi, la sera di giovedì 23 novembre, dava fuoco alla vettura di Citro: proprio Dall’Oglio.

La perquisizione del garage, lunedì scorso, con il rinvenimento – da parte dei carabinieri – di taniche di benzina e magliette usate ha rafforzato i dubbi. Inoltre gli investigatori – coordinati dal pm Valentina Salvi, a sua volta affiancata dall’Antimafia di Bologna, visto che la prima pista presa in considerazione è quella di matrice ’ndranghetista – hanno in mano anche la testimonianza di una persona che ha visto l’assassino agire, dando degli elementi utili alle indagini.

Ma è stata la testimonianza della moglie a cominciare a mettere assieme i “cocci” sino ad allora incoerenti di questa allucinante storia.

I piccoli litigi fra vicini, la strana assenza di Dall’Oglio e della moglie, sia dopo l’incendio che dopo il successivo omicidio, quando tutti i condomini erano scesi in strada.

I carabinieri sentiranno la coppia sabato mattina, il giorno seguente, aiutati dalla stessa moglie della vittima, Milena Di Rosa, che li invita a bussare a quell’uscio, visto che il campanello era stato silenziato.

«Dall’Oglio era tranquillo – ha raccontato la donna al suo avvocato Andrea Rossato – non tradiva nulla del suo stato d’animo».

Il giorno prima, attendendo un amico a cena, la Di Rosa aveva pulito casa. È bastato questo, le briciole gettate sul balcone dei dall’Oglio a pianterreno, i bimbi rumorosi, a far scattare al follia omicida? Per chi indaga è andata esattamente in questo modo.

I carabinieri – anche ieri con l’aiuto dei cani molecolari – hanno cercato vicino al condominio di Villanova di Reggiolo l’arma, frugando anche nei pozzetti degli scarichi. La pistola calibro 9x21 potrebbe essere stata gettata nel fiume a Boretto (visto che il 63enne lavora come magazziniere all’Aipo e il giorno successivo al delitto era regolarmente al suo posto), ma i militari non demordono, perché l’estrema sicurezza con cui Dall’Oglio ha agito può averlo portato solamente a nascondere l’arma.

Dopo il fermo di polizia giudiziaria ed il successivo interrogatorio in caserma a Reggio Emilia, in presenza del
suo avvocato Mauro Messori, l’ex guardia giurata non ha confermato nulla. La personalità dell’uomo, violento soprattutto quando beveva, depone a suo sfavore. Così come i problemi economici che sarebbero emersi di recente ad aggravare il quadro.

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