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LA DOMENICA

Sindaco, dica una parola definitiva

I pentiti di Aemilia lo richiamano in causa con la moglie. Lettera della Gazzetta a Vecchi

REGGIO EMILIA. Signor sindaco Vecchi, irrompo nella sua quiete domenicale perché, credo, sia il tempo della chiarezza. Lei è un uomo d’amministrazione e di partito, perciò lo sa: la campagna per le politiche è cominciata, quella per le comunali è imminente, e il consenso è mobile. Siccome io sono un uomo d’informazione aggiungo che la città di Reggio Emilia e la sua gente da almeno due anni vivono nella sospensione (e uso una morbidezza letteraria) proprio per le incertezze giudiziarie che riguardano lei e sua moglie, la signora Maria Sergio.

Ripeto, è il tempo della chiarezza. Questa lettera non è ispirata da alcuno, non è strumentale, non è uno scoop giornalistico. Ma è finalizzata al bene della comunità e, me lo permetta, anche alla sua reputazione. Non per nulla una settimana fa ha dichiarato che chi attacca lei attacca tutti. Siccome noi siamo quei “tutti” abbiamo il diritto di sapere. Riassunto. Lei e sua moglie state subendo una costante chiamata in causa da parte di due pentiti, imputati nel processo Aemilia: Antonio Valerio e Salvatore Muto; non si spegne l’eco della lettera che le fu indirizzata l’anno scorso dal detenuto Pasquale Brescia; puntualmente i rivali politici bussano alla sua porta, alimentano la sospensione, sillabano la stessa domanda: ma lei, che c’entra?

Tra l’altro nell’udienza di Aemilia di martedì - dopo le insistenze degli imputati e dei loro difensori - i pubblici ministeri hanno proposto alla corte di trasmettere le questioni alla Procura. Per nuove indagini. Questioni come al solito relative a lottizzazioni e delocalizzazioni di terreni nel comune di Reggio. Ci risiamo.
Le dichiarazioni, le smentite con la carta carbone, lo sdegno, le note municipali che rigettano le insinuazioni nei suoi confronti non rappresentano certo prove o controprove definitive per parare le illazioni. Congetture ricorrenti e mai provate riferite all’acquisto della sua casa di Masone; puntate alla sua campagna elettorale del 2014 e al consenso della comunità cutrese; all’attività di sua moglie quand’era responsabile del settore urbanistica del Comune di Reggio…


STILLICIDIO
Lei sa bene qual è la costante ricaduta. Si chiama stillicidio. La goccia scava. I pentiti vi tirano in ballo. I suoi avversari credono, temono o sperano (dipende dal punto di vista) che qualcosa possa o debba accadere.
È su questo dubbio che cresce il malessere. L’ostinazione del dubbio. Lo sciolga, in favore vostro e della città.

ARTICOLO 335
Se non l’ha già fatto, signor sindaco, chieda il certificato al Registro informatizzato delle notizie di reato della Procura di Reggio Emilia e della Corte dell’Appello (Direzione distrettuale antimafia) di Bologna. Come si dice e si scrive nel linguaggio forense: ai sensi dell’articolo 335 del codice di procedura penale. Ed esibisca pubblicamente il risultato. Così facciamo chiarezza. Non le chiediamo di difendersi, non la sollecitiamo a dimostrare la sua estraneità, ma a manifestarsi, a interrompere l’ostinazione distruttiva. Perché, immagino, lei intende ricandidarsi a sindaco.


PROCURATORE
Certo, lo so, lo sappiamo. Riscontri ce ne sono già stati. Mi torna in mente la dichiarazione dell’ex procuratore della nostra città, Giorgio Grandinetti nella quale si leggeva l’inesistenza di indagini sulla signora Sergio. Ma quella dichiarazione ha un limite: a Grandinetti l’avevano chiesta i giornalisti. Devono invece essere gli interessati a fornire una risposta ai cittadini e di conseguenza ai partiti (che ancora dovrebbero rappresentare la comunità). Grandinetti disse: “In questo momento non ho niente da dire, ma non voglio nemmeno essere frainteso. Intendo dire che allo stato non c’è niente”. Allo stato. Ma era il 23 aprile 2016.

VESCOVO
Certo, per lei e la sua famiglia questo martellamento è una sorta di crocefissione. Così insinuante che anche il vescovo della nostra diocesi ha definito “ingiustificati” gli attacchi contro il sindaco e sua moglie. Monsignor Massimo Camisasca presentando il libro di Aldo Cazzullo a Reggio il 12 ottobre aveva detto a sorpresa: “Voglio esprimere la mia solidarietà al sindaco, toccato nella sua famiglia in modo ingiusto e ingiustificato”. E ancora: “Basta immoralità e accuse ingiustificate. Mi sembra che l’opposizione politica e la lotta politica siano una cosa, le offese a una famiglia quando non c’è fondamento sono invece un’altra cosa”. Conclusione: “Quando si scambiano le due cose mi sembra un segno di poca civiltà. Non sto trattando una questione politica, ma sto trattando una questione morale”. Equazione: se il vescovo si è così speso contro le “accuse ingiustificate” subìte dal sindaco e sua moglie, è perché si è informato in persona? (Non voglio tirare in ballo l’ambito sacramentale).

PENTITI
Questione politica. Questione morale. Questione giudiziaria. Per quest’ultimo versante è incombente l’interpretazione che in molti danno alle dichiarazioni dei pentiti. Alle narrazioni dei collaboratori di giustizia i quali imbarcano nei loro racconti grandangolari la politica, gli uomini della politica (una filiera di sindaci, lei, l’attuale ministro Graziano Delrio sino ad Antonella Spaggiari). Coinvolgere uomini e donne delle istituzioni per sfuggire dalle imputazioni? Per parlar d’altro?

AVVERSARI
Inevitabile, prevedibile epilogo. Signor sindaco, i suoi avversari politici da tempo mirano la loro azione proprio all’incertezza che prima ho specificato. Lo faranno per mesi, sempre più forte. Sino alle elezioni amministrative del 2019, passando per la prova generale delle politiche della primavera dell’anno prossimo. Giulia Sarti capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione antimafia, Maria Edera Spadoni parlamentare reggiana del Movimento 5 Stelle, Alessandra Guatteri, capogruppo M5S in Comune a Reggio e Gian Luca Sassi, consigliere regionale pentastellato in una nota diramata il 24 novembre scrivono: “Parliamo di dichiarazioni in aula durante il processo sull'appoggio trasversale delle cosche dalle campagne antiche e recenti per Forza Italia fino alla campagna elettorale a favore di Luca Vecchi con le parentele scomode della moglie ex dirigente all’urbanistica di Reggio ora a Modena, Maria Sergio (ricordiamo in sequenza il fratello del nonno che era il boss “‘O Feroce”, e due cugini Valerio e in ultimo Eugenio Sergio entrambi coinvolti in Aemilia) “Parentele che fino a poco fa non erano mai emerse. Solo chi ha occhi foderati di prosciutto non vede che siamo in una situazione da allarme rosso…”. I fendenti sono continui. Insopportabili.

FAME DI VERITÀ
Ci sono almeno tre soggetti in sofferenza. Lei (con sua moglie) certamente. Il partito che l’ha candidata e che rappresenta. La città che, ogni volta che s’avviano quelle sirene vive un disordine, sperimenta un disorientamento, grida la fame di verità. Pensi alla domanda che rimbalza: che fa Vecchi, si ricandiderà a sindaco? In queste condizioni, dov’è sempre tirato in ballo? Che aspetta a dire forte e chiaro quello che i reggiani s’aspettano? La prego, se ritiene di replicare a questo mio editoriale in forma di lettera, non si impegni nella rettorica (due t, perché così la parola è più oratoria), non svolga dissertazioni politiche e non dichiari la sua certa e totale avversione per ogni forma di opacità. La conosciamo. Ricorra a quel certificato. Come si dice e si scrive nel linguaggio forense: ai sensi dell’articolo 335 del codice di procedura penale. Esibisca pubblicamente il risultato. Dica una parola definitiva.

Stefano Scansani
s.scansani@gazzettadireggio.it
©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

L’ultima nota del primo cittadino: «Questo è fango sull’intera città»

Questa è la nota stampa del sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi del 23 novembre

«Come è evidente è in atto, da oltre un anno, una campagna di illazioni tendenti a gettare fango non soltanto su un sindaco ma sulla città, condotta da soggetti mai conosciuti, men che meno incontrati e con i quali non sono mai intercorsi rapporti di alcun tipo. Nel caso di specie non si ha neppure contezza di chi sia Eugenio Sergio, né lo si è mai frequentato. Da tempo abbiamo scelto di non replicare a simili illazioni e calunnie, riservandoci ogni azione di tutela nelle sedi opportune. Abbiamo piena fiducia nell'azione della magistratura che peraltro ha già fatto piena luce sui fatti di cui si parla e che continuerà, come deve, ad accertare la verità. Quanto all'atteggiamento dell'amministrazione comunale i fatti parlano

per noi e i fatti sono sempre i più testardi. Dal nuovo Protocollo firmato con la Prefettura al sequestro di immobili abusivi, sino alle molte iniziative nel campo della prevenzione e del contrasto all'infiltrazione dei clan, sono decine le azioni messe in atto in questi anni».
 

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