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Il comandante Buda «I roghi dolosi d’auto non sono collegati»

Il colonnello dei carabinieri esclude movimenti mafiosi «Anche questi episodi sono riconducibili ad altri contesti»

REGGIOLO. Dopo aver chiuso il cerchio sull’omicidio di Villanova i carabinieri proseguono a ritmo serrato gli accertamenti sui roghi dolosi avvenuti negli ultimi tempi nel Reggiano. E anche per questi fatti sembra che gli inquirenti escludano qualsiasi correlazioni con la criminalità organizzata.

Le indagini sono in corso ma il comandante dei carabinieri Antonino Buda ieri, a margine della conferenza stampa sul delitto di Reggiolo, ha fatto capire che la svolta potrebbe essere vicina.

«Non riconduco questi fatti a nessuna matrice – ha detto l’ufficiale – perché non parlo per sospetti ma solo in base ad elementi oggettivi di rilevanza penale documentabili in fase di dibattimento. Sui roghi abbiamo accertamenti in corso e non mi sbilancio sui moventi. Ma in genere tendo a tranquillizzare che anche questi episodi sono riconducibili a contesti altri». Dunque, verosimilmente, vicende attinenti la sfera privata.

Gli incendi avvenuti a Reggiolo sono stati tre, ai quali se ne è aggiunto un altro a Cadelbosco. Tutti episodi che i militari ritengono non collegati tra di loro.

Il 15 novembre in via Paisiello è stata bruciata una Alfa Romeo di proprietà di un artigiano edile. Cinque giorni dopo un nuovo rogo, alle 3.30 della notte tra lunedì 20 e martedì 21 in via Gavello dove la Volkswagen Polo di proprietà di una 55enne, dipendente di Coopservice, viene completamente distrutta dalle fiamme.

La natura dolosa del rogo è indubbia: vigili del fuoco di Guastalla, intervenuti per domare le fiamme, hanno riscontrato la presenza di un accelerante.

Il terzo incendio a Reggiolo è quello dell’auto della moglie di Francesco Citro e in questo caso il responsabile è Giampaolo Dall’Oglio, fermato per l’omicidio del 31enne (aveva tra l’altro in casa delle taniche di benzina).

Il 28 novembre si è registrato un incendio in via Landi a Cadelbosco Sotto. A bruciare è stata l’auto di una 38enne, Rosetta Muto, cognata dell’imputato del processo Aemilia Antonio Crivaro.

Questo incendio è seguito dalla Dda, alla quale vengono segnalati tutti i roghi dolosi del Reggiano, alla
luce di quello che emerso in questi ultimi anni.

A questi episodi, che hanno generato in tutta la provincia un grande allarme sociale, gli inquirenti intendono rispondere presto, così come è avvenuto per l’efferato delitto di Villanova. (j.d.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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