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Lotta alla criminalità 

Carpineti è il nono paese reggiano nella rete dei Comuni “mafia free”

CARPINETI. Carpineti è un Comune “Mafia Free”. Ieri mattina il paese appenninico è entrato nella rete nazionale “Mafia Free” (liberi dalla mafia) e può quindi usare la certificazione simbolica...

CARPINETI. Carpineti è un Comune “Mafia Free”. Ieri mattina il paese appenninico è entrato nella rete nazionale “Mafia Free” (liberi dalla mafia) e può quindi usare la certificazione simbolica promossa in tutta Italia dalla fondazione Angelo Vassallo, dedicata al sindaco di Pollica assassinato nel 2010 da killer camorristi.

La certificazione è stata creata nel 2015 per dare vita a una rete di Comuni e amministratori impegnati contro le infiltrazioni criminali. Gli enti che lo ricevono si impegnano a rispettare un decalogo di istruzioni e corretti comportamenti, necessari per mantenere la definizione che può anche essere usata nelle comunicazioni istituzionali.

Carpineti si aggiunge a un gruppo di Comuni reggiani ormai corposo: oltre a Castelnovo Monti, primo Comune in assoluto delle Rete partita nel 2015, ci sono Quattro Castella, Baiso, Novellara, Rubiera, San Martino in Rio, Viano, Cadelbosco Sopra. L’ultimo in ordine di tempo era San Martino in Rio ed è toccato quindi al sindaco sammartinese Paolo Fuccio passare idealmente il testimone (sotto forma di pergamena) al collega carpinetano Tiziano Borghi.

Il tutto nella cerimonia tenutasi metà mattinata nella sala consiliare del municipio carpinetano. Erano presenti la presidente della rete dei “Comuni mafia Free”, la giornalista Laura Caputo, il prefetto Maria Forte, il questore Antonio Sbordone, il sindaco castelnovese e iniziatore del percorso Enrico Bini e i primi cittadini di Viano, Baiso e Casina: Giorgio Bedeschi, Fabrizio Corti e Stefano Costi. Hanno partecipato diversi rappresentati delle forze dell’ordine e tanti studenti delle scuole medie di Carpineti, impegnati in un percorso di sensibilizzazione civica.

La giornata è poi proseguita nel pomeriggio alla biblioteca comunale, con un incontro pubblico con Laura Caputo moderato dal sindaco Borghi.

Al mattino, durante la cerimonia principale, la stessa Caputo aveva letto un saluto della figlia di Marcello Torre, il sindaco di Pagani in provincia di Avellino ucciso dalla camorra nel 1980. Ucciso, ha ricordato la giornalista, «proprio perché rimasto solo, perché non ha avuto una rete di altri amministratori onesti intorno». L’idea stessa di una rete nasce qui: «Quando ho fondato questa associazione – ha aggiunto la Caputo – ho pensato al
sindaco di Zola Predosa che mi raccontò di aver cercato di sloggiare un parcheggiatore abusivo, che poi è tornato più volte, e ad un certo punto gli ha detto “bada che so chi sei, devi smetterla e lasciarmi in pace”, e questo sindaco mi ha detto di essersi sentito solo». (adr.ar.)

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