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«Soldi da Reggio per la festa cutrese organizzata dal clan»
il pentito muto: nuove rivelazioni 

«Soldi da Reggio per la festa cutrese organizzata dal clan»

REGGIO EMILIA. Sollecitate dalle domande del pm Marco Mescolini, sono giunte altre rivelazioni dal pentito Salvatore Muto, collegato in videoconferenza con il maxi processo da una località segreta. A...

REGGIO EMILIA. Sollecitate dalle domande del pm Marco Mescolini, sono giunte altre rivelazioni dal pentito Salvatore Muto, collegato in videoconferenza con il maxi processo da una località segreta. A partire da un’ulteriore precisazione su quanto usciva dal carcere per “indottrinare” i testimoni sia dell’accusa che della difesa: «Messaggi vocali (attraverso un piccolo registratore, come ha raccontato nell’udienza precedente, ndr) ma anche scritti. Per esempio ho assistito a un messaggio verbale di Gianluigi Sarcone a Francesco Falbo, ma so che gli aveva anche già scritto». Poi il collaboratore ha parlato delle feste “etniche” calabresi organizzate a Cremona dal 2011 al 2014. «Volevamo far emergere i lati positivi della Calabria – spiega – affinché si parlasse bene dei cutresi, tutto ciò per occultare la presenza della ’ndrangheta sul territorio, con a capo Francesco Lamanna». Manifestazione di tre giorni – con stand gastronomici e specialità calabresi, concerti, spettacoli e fuochi d’artificio – e se ne occupava l’associazione culturale “Nexus” di cui lo stesso Muto era consigliere e ne aveva ideato il motto («La mia e la tua cultura sono la mia vita»). Contributi alla festa arrivavano anche da Reggio Emilia: il ristorante Antichi Sapori di Pasquale Brescia figura tra gli sponsor e soldi («Ricordo 500 euro da Nicolino Sarcone, ma contribuzioni volontarie anche da Brescia, Blasco, insomma parecchi, come riconoscimento a Lamanna»). Infine Muto racconta che girava armato, possedendo regolare porto d’armi per la caccia (due fucili ed una pistola). «Ma in Emilia non
c’era bisogno di usare le armi, tutti ci temevano come clan. Se poi sorgevano questioni ci si metteva d’accordo perché ci guadagnavamo tutti. Portavo con me il fucile, avessi avuto bisogno di far fuoco alla pistola è possibile risalire, al fucile, che ha la canna liscia, no».



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