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Parmigiano Reggiano, la denuncia: «Mucche maltrattate in allevamenti intensivi»

Il re dei formaggi nel mirino degli animalisti, la video denuncia dell’associazione Ciwf Italia Onlus fa il giro del web

REGGIO EMILIA . Le mucche da latte del nostro prodotto di eccellenza, il Parmigiano-Reggiano, e del Grana Padano sarebbero maltrattate e “a pascolo zero”. È l’ultima denuncia pubblica degli animalisti di Ciwf Italia Onlus, che ha suscitato scalpore sul web diffondendo un video che proverebbe le condizioni miserrime delle povere bovine.

Il video, rimbalzato sul sito “Animalia” del Corriere della Sera e diventato virale soprattutto all’estero (ha avuto un’eco perfino in Giappone), mostra animali che non vedono mai il sole, non calpestano mai l’erba dei pascoli, accasciate a terra per il troppo poco spazio, con le zampe immerse tra feci e urina, immobilizzate dall’attrezzatura mungitrice, esauste per l’eccessiva produzione e “spremute” dall’allevamento intensiva.

L’inchiesta eseguita da Ciwf Italia Onlus è stata svolta nell’estate 2017 in Italia, in nove allevamenti della Pianura Padana che forniscono il latte per la produzione di Grana Padano e Parmigiano-Reggiano: non è dato sapere quali siano le stalle e se ve ne siano alcune nel reggiano.

«Abbiamo trovato vacche magrissime, alcune scheletriche, sovrasfruttate – denunciano da Ciwf – Alcune vacche presentavano lesioni ed escoriazioni, dovute a strutture inadeguate: box troppo piccoli, passaggi troppo stretti, che non consentono alle vacche di passare comodamente, oltre a spigoli vivi e basamenti scivolosi causa di ferite e zoppie. Alcune erano malate e avrebbero dovuto ricevere cure appropriate». Ma non solo.

«Dall’investigazione è emerso – denunciano ancora dall’organizzazione – che le vacche da latte degli allevamenti da cui proviene il latte di Grana Padano e Parmigiano-Reggiano vengono nutrite anche con soia Ogm». “Non c’è eccellenza senza coscienza”, è lo slogan degli animalisti che invitano firmare una petizione. Lo scopo della campagna animalista – lanciata in Europa al motto #notinmypasta – è quello spingere i due consorzi a imporre standard minimi di benessere per almeno mezzo milione di mucche allevate per fornire il latte del re dei formaggi.

«Il benessere animale, la qualità della vita delle vacche, non è tenuto in alcun conto da chi produce il Parmigiano – sottolineano da Ciwf – Siamo certi che i consumatori non la pensino ugualmente. Le vacche meritano una vita degna di essere vissuta e il benessere animale è parte imprescindibile della qualità dei prodotti». Il Consorzio Parmigiano-Reggiano si è tirato fuori (leggi l’articolo di fianco), rispedendo al mittente le accuse e precisando la sua posizione «soprattutto per i consumatori esteri, che non ci conoscono».

Si smarca dalle accuse anche il Consorzio Grana Padano: «Parte proprio dalla stalla il percorso per la produzione di Grana Padano e solo un latte di qualità, che si ottiene esclusivamente da vacche sane e ben tenute, consente di ottenere un prodotto di qualità – fanno sapere dal Grana in una nota – Le circa 4.500 stalle che conferiscono latte ai caseifici produttori di Grana Padano questo lo sanno e il Consorzio di Tutela pone grande attenzione, chiedendo con decisione ai caseifici consorziati di raccomandare alle stalle conferenti comportamenti rispettosi del benessere animale. Pertanto respingiamo le accuse di chi vorrebbe far passare il messaggio secondo cui il Consorzio Grana Padano non avrebbe a cuore il benessere animale delle vacche che producono il latte per il formaggio».

Il Grana e il Reggiano sono venduti in Italia e all’estero (circa il 40% della produzione viene esportata) come grandi eccellenze del «Made in Italy». Si tratta di un giro di affari di circa 5 miliardi di euro che coinvolge poco meno del 40% della produzione di latte nel nostro Paese e più di mezzo milione di vacche.
 

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