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Via Emilia-On the road, memoria e futuro di Reggio

L’identità della città nei 2200 anni di storia della strada. Il sindaco: «La mostra è un’occasione per riflettere su chi siamo»

REGGIO EMILIA. Lo spirito reggiano – con aperture al mondo ma pure spigoli non smussabili. Ecco cosa si respira nella mostra “On the road - Via Emilia 187 a.C.-2017”, che è stata inaugurata ieri ai Musei Civici e sarà visitabile fino al 1° luglio.

C’è un motivo se la nostra è l’unica città emiliana a conservare nel proprio nome il ricordo del fondatore, Marco Emilio Lepido, e della strada da lui costruita: il nome, per noi, è destino. E infatti noi siamo proprio quelli lì. Quelli che non si vergognano del proprio passato, e anzi ci affondano le radici con gusto, mantenendo però sempre lo sguardo fisso all’orizzonte. Siamo quelli che non hanno paura del confronto, che costruiscono strade, stazioni, ponti invece di muri; quelli che mescolano tradizione, cultura, cibo, industria, commercio perché per cucinare una buona zuppa servono tanti ingredienti. «La mostra “On the road” non è solo un’esposizione che racconta la storia della via Emilia – conferma il sindaco Luca Vecchi – ma è occasione di riflessione su chi siamo, ci dà modo di capire la nostra identità. In un’epoca in cui c’è chi costruisce muri e chi stende filo spinato, fa bene ricordare che qualcuno, 2.200 anni fa, costruì una strada che nei secoli è diventata connessione tra paesi e comunità».



E a questo salto temporale tra passato e presente occorre farci l’abitudine, perché il rimando tra ieri e oggi accompagna tutta la mostra. Di fianco ai reperti di epoca romana e pre-romana (Etruschi, Celti, Liguri), si trovano modellini che propongono spaccati di vita lungo la via Emilia, installazioni multimediali, spezzoni di film peplum, immagini di negozi del primo Novecento e pure testi di Guccini (Lunga e diritta correva la strada...). Il rischio, d’altra parte, era quello di annoiare con il “solo” materiale archeologico, così i curatori Luigi Malnati, Roberto Macellari ed Italo Rota hanno trovato il modo di rendere il tutto curioso e accattivante. Gli oltre 400 reperti archeologici – «raccolti grazie alla collaborazione tra pubblico e privato», ricorda la vicepresidente dell’Assemblea legislativa dell’Emilia Romagna Ottavia Soncini – sono esposti nei tre piani di Palazzo dei Musei intervallati a teatrini che attraverso videoproiezioni animano il materiale. La via Emilia e gli antenati sono dunque esplorati attraverso la Casa, la Locanda, il Foro, il Commercio, il Ponte, le Sepolture, il Limite. «Abbiamo pensato di proporre questo grande scenario che rappresenta una cosa astratta quale la linea della strada nello spazio e nel tempo – afferma l’architetto Italo Rota, uno dei curatori della mostra – declinando accanto ad essa in miniature i luoghi di vita, lavoro, viaggio, che raccontano ai visitatori un luogo antico, contemporaneo, molteplice. La via Emilia d’altra parte è uno dei grandi gesti dell’umanità. Le strade evolvono, possono scomparire senza lasciare traccia: non la via Emilia, però, che esiste, vive nei territori che attraversa, si moltiplica senza cambiare percorso ed è nel contempo una miniera di antichi reperti».

Il percorso inizia nell’atrio dei Musei da un portale che evoca la facciata di un tempio romano e mostra il fregio della Basilica Aemilia, dove è rappresentato Marco Emilio Lepido. Al secondo piano il grande cippo militare proveniente dal Museo archeologico di Bologna con intestazione al console costruttore di città; un vaso in argento da Vicarello con l’indicazione delle stazioni intermedie e le relative distanze dell’itinerario tra Cadice e Roma (comprese le città lungo la via Emilia); la scultura dell’agrimensore proveniente dal Museo della civiltà romana di Roma. Al terzo piano, la Manica Lunga è stata trasformata nella Via Emilia/SS 9 con tanto di cartelli stradali: da una parte Piacenza, dall’altra Rimini (dove si trovano il capodoglio dei Musei e il mare Adriatico, fotografato, e incorniciato, da Luigi Ghirri). Nel mezzo ecco Reggio Emilia: al centro della sala una tenda da accampamento romano protegge il prezioso busto di Marco Emilio Lepido, unico ritratto fisiognomico esistente, opera di rara potenza espressiva prestata dal Polo museale della Liguria. Ai lati del lungo corridoio, si aprono salette tematiche: una dedicata ai sepolcreti sorti lungo la via Emilia; l’altra sul viaggio e i mezzi di trasporto, con l’esposizione di un carro romano ricostruito sulla base del calco di Klagenfurt. La visita termina al Museo Diocesano, dove si approfondisce il tema del primo Cristianesimo lungo la via Emilia, e nella sede del Credem (Palazzo Spalletti Trivelli) dove si trova una sezione dedicata all’edilizia romana sullo sfondo dei resti del Foro della città.
 

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