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«Petrolio, rischio ricerche sul 60% del territorio»

NOVELLARA. Nuovo allarme per la ricerca di idrocarburi nella Bassa. «Nei 22 Comuni interessati dai permessi di ricerca di Bugia e Fantozza sono già stati autorizzati altri 4 permessi di ricerca (uno...

NOVELLARA. Nuovo allarme per la ricerca di idrocarburi nella Bassa. «Nei 22 Comuni interessati dai permessi di ricerca di Bugia e Fantozza sono già stati autorizzati altri 4 permessi di ricerca (uno a Sassuolo, ndr) che, nel complesso, farebbero si che ben il 60% circa dei territori comunali possa essere interessato dalle attività di analisi geofisiche del sottosuolo». A denunciare l’attività di ricerca sono i 22 sindaci dell’area denominata “Fantozza” che si sono riuniti venerdì a Novellara e hanno inviato una lettera all’assessorato alle Attività produttive della Regione Emilia-Romagna.

I permessi di ricerca Fantozza e Bugia sono stati accordati all’azienda americana AleAnna Resources. L’area Fantozza, circa 104 chilometri quadrati, comprende porzioni di territorio dei Comuni di Campagnola Emilia, Fabbrico, Guastalla, Novellara, Reggiolo, Rio Saliceto e Rolo in provincia di Reggio Emilia, Carpi e Novi nella provincia di Modena. L’area Bugia, poco più di 197 chilometri quadrati, riguarda in particolare Rubiera, Fiorano, Formigine e Sassuolo. In totale i Comuni interessati e limitrofi alle due autorizzazioni sono 22 tra Reggio e Modena.

Nella lettera i sindaci ribadiscono la «ferma contrarietà, nostra e delle comunità da noi amministrate, nei confronti dell’aggravamento della pressione ambientale e sociale a causa delle istanze minerarie: il territorio dell’Emilia-Romagna risulta già da tempo gravato dal settore estrattivo degli idrocarburi. Dal 1895 al 2016 sono stati perforati un totale di 1.719 pozzi, su un dato complessivo nazionale di 7.246 pozzi, pari a quasi il 24% del totale nazionale. Nel complesso, a tutto il 2016, sono produttivi in regione 194 pozzi».

«Nel caso di Bugia e Fantozza – scrivono nella lettera i sindaci – il tempo trascorso tra la procedura partecipata di screening ambientale (2009) e il rilascio dell’Intesa (2016) non ha consentito di cogliere il cambiamento radicale del sistema territoriale e sociale delle aree interessate, alcune delle quali ancora fortemente traumatizzate dalla tragica esperienza dei distruttivi eventi sismici del 2012. Tali comunità si ritiene meritino un nuovo e differente modello di sviluppo, da portare avanti per il loro futuro e quello dei territori in cui hanno deciso di vivere. Un modello che tenga conto anche dei contenuti del Piano strategico integrato
dell’area del sisma, un luogo da ripensare e valorizzare nelle sue specificità storiche, culturali e territoriali, nel quale l’aggravamento della pressione esercitata da ulteriori istanze minerarie difficilmente consentirebbe il raggiungimento di tale ambizioso obiettivo di piano».

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