Quotidiani locali

Vai alla pagina su 'Ndrangheta
Omicidio di Reggiolo, la vittima sarebbe un parente del pentito Cortese

Omicidio di Reggiolo, la vittima sarebbe un parente del pentito Cortese

L’autista freddato con una pistola calibro 9 davanti alla porta dell’abitazione Tre ore prima era stata bruciata l’auto della moglie. Fissata per oggi l’autopsia  

Omicidio di Reggiolo, cosa sappiamo finora C’è l’ombra della 'ndrangheta sull’omicidio dell’autista calabrese 31enne Francesco Citro, parente del collaboratore di giustizia Angelo Salvatore Cortese, freddato sulla porta di casa Leggi l'articolo


REGGIOLO.
Freddato a colpi di pistola davanti alla porta di casa. E c’è l’ombra, cupa, della ’’ndrangheta sull’omicidio dell’autista calabrese 31enne Francesco Citro, che sarebbe parente – per parte di madre – del collaboratore di giustizia Angelo Salvatore Cortese. Ipotesi sulla quale sono in corso accertamenti da parte della Procura.

Ucciso a colpi di pistola sotto casa a Reggiolo REGGIOLO (Reggio Emilia) Un uomo di 31 anni, Francesco Citro, è stato ucciso a colpi di pistola sulla porta di casa nella tarda serata di ieri a Villanova di Reggiolo, nel Reggiano. Citro, di professione autista e originario della Calabria, avrebbe aperto la porta dell'appartamento della palazzina di via Giovanni XXIII in cui viveva con la moglie e due figli piccoli, ed è stato ucciso da qualcuno che aveva salito le scale


Giovedì sera sembrava che tutto fosse finito a Villanova di Reggiolo con l'incendio – comunque doloso – intorno alle 20 della “Golf” intestata a Milena De Rosa, casalinga, 29 anni, la moglie di Francesco Citro. Davanti al garage della palazzina denominata “Corte Agnese” – di via Papa Giovanni XIII, al civico 10 – è comunque necessario l'intervento di due squadre dei vigili del fuoco di Guastalla e dei carabinieri del Nucleo Radiomobile di Guastalla.

leggi anche:

I militari sentono Francesco, apparso scosso ma assolutamente tranquillo e che riferisce un suo sospetto, una sua idea di chi potrebbe aver dato alle fiamme l'auto della moglie ma che usa anche lui per recarsi al lavoro. Insomma, dall'incendio dell'auto, finiti i rilievi, recuperata l'auto dopo che Francesco e la moglie Milena l'hanno svuotata di effetti personali, documenti e seggiolino per la bimba più piccola di soli 2 anni, passano circa tre ore.

Il quartiere è tornato silenzioso e la gente si appresta ad andare a letto. Invece, il peggio, deve ancora arrivare. Alle 23, all'interno del complesso residenziale (quattro palazzine, con una trentina di appartamenti) costruito dall'edilizia Anacleto alcuni anni fa, matura il delitto.



L’ingresso della palazzina dove vive Citro è sempre aperto. Qualcuno entra, sale le scale e arriva al primo piano dove vi sono quattro appartamenti. Ma il killer non ha incertezze e spara contro una porta ben precisa. Un frastuono che spinge il 31enne ad aprire per capire cosa sta accadendo. Una mossa che risulterà fatale.

L’assassino ha in pugno una pistola calibro nove e fa fuoco sette volte contro l’autista. Alcuni colpi vanno a vuoto e finiscono sul muro, ma alcuni purtroppo centrano Citro al torace, ad una spalla e in un piede. Non ha nemmeno il tempo di reagire, ma Francesco è ancora vivo quando l’amico di famiglia (presente nell’appartamento insieme alla moglie e i due figli della vittima) corre in suo aiuto e lo porta dentro all’abitazione.

Le ferite sono però troppo gravi e il 31enne muore poco dopo. Gli spari allarmano i residenti degli altri tre appartamenti e in diversi escono sul ballatoio, ma da quanto “filtra” nessuno avrebbe visto l’omicida che ha guadagnato l’uscita indisturbato. Le urla di aiuto della moglie mettono in allerta tutto il palazzo.

leggi anche:

Ben presto via Papa Giovanni XXIII si è nuovamente riempita di gente, attirata dalla sirena dell'ambulanza e automedica: i soccorritori non hanno potuto effettuare alcun intervento se non constatare il decesso del 31enne. La zona si riempie nuovamente di carabinieri: è tutto subito transennato.

Sul posto arriva il comandante della compagnia carabinieri di Guastalla – il maggiore Luigi Reni – e i militari dell'arma del Nucleo Radiomobile, della stazione di Luzzara e di Fabbrico. Poco dopo, sul luogo giunge anche il colonnello Antonino Buda, comandante provinciale dell'Arma.

Intanto carabinieri e uomini del reparto operativo hanno iniziato a setacciare l'intero quartiere alla ricerca di qualche indizio o magari della pistola usata dall'assassino. Intorno all'1.30 arrivano gli uomini della Scientifica insieme al sostituto procuratore Valentina Salvi che coordina l’inchiesta.

leggi anche:

Gli uomini della Scientifica lavoreranno ininterrottamente per oltre 12 ore per stabilire, la posizione dell'omicida, la traiettoria dei colpi sparati, il calibro della pistola, verificare eventuali corrispondenze di proiettili, ma soprattutto vengono esaminate le tracce di sangue, oltre alla ricerca di eventuali impronte digitali sui muri, sul campanello, sui gradini delle scale. La salma di Francesco Citro è stata portata solo ieri mattina, intorno alle 10, all'obitorio dell'ospedale di Guastalla in attesa dell'autopsia che potrebbe essere effettuata già oggi.

Ieri mattina la moglie Milena De Rosa è stata interrogata dagli uomini del reparto operativo di Reggio Emilia – sentiti in caserma anche vicini di casa e parenti nonché amici della famiglia – che poi l'hanno riaccompagnata nella sua abitazione per ricostruire la dinamica dell'accaduto. I figli Carmine di 7 anni e Chiara di 2 sono stati ospitati da alcuni vicini.

I genitori di Francesco – papà Carmine Citro e mamma Antonietta Cortese – abitano in via Paisiello a Reggiolo. Sono sconvolti per l'uccisione del figlio: «Chi poteva volere tanto male a Francesco? Bastardi! Perché me l'hanno ucciso» urla la madre poco dopo aver appreso la notizia dell'assassinio davanti all'abitazione del figlio.

leggi anche:

Pesa su questa terribile storia la possibile pista ’ndranghetista e in serata le parole del procuratore di Bologna – Antonio Amato – spiegano la massima attenzione che c’è sul delitto da parte della Dda: «Siamo in contatto con la procura di Reggio Emilia – dice – con cui ci stiamo coordinando. Se emergessero elementi relativi alle competenze della distrettuale ce ne faremo carico».

Se l’obiettivo si rivelerà davvero il voler colpire un pentito di ’ndrangheta sentito al maxi processo Aemilia, ciò significherebbe aver voluto mandare un messaggio intimidatorio trasversale a chi sta collaborando o sta pensando di collaborare con la giustizia, con effetti a dir poco destabilizzanti negli ambienti mafiosi. L’orario dell’incendio doloso dell’auto fa sospettare gli inquirenti che il vero obiettivo di quell’atto fosse attirare in una trappola Citro, ma sul rogo è arrivato qualcun altro prima del 31enne.

Tre ore dopo gli spari: qualcuno ha ordinato che il delitto avvenisse a tutti i costi quel giorno? Tanti dubbi che al momento lasciano aperte, oltre a quella mafiosa, anche altre piste investigative. Si indaga a 360 gradi. Qualche spunto interessante potrebbe giungere dai filmati delle telecamere di videosorveglianza presenti in zona.


 

TrovaRistorante

a Reggio Emilia Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista