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Aemilia, il pentito: «Il sindaco Vecchi  e sua moglie sono ricattabili»

Aemilia, il pentito: «Il sindaco Vecchi e sua moglie sono ricattabili»

Muto parla della lettera («Brescia sapeva di un terreno...») e del cugino della Sergio a caccia di voti. Vecchi: «Solo falsità»

REGGIO EMILIA. Tornano sulla graticola – al maxi processo Aemilia – il sindaco Luca Vecchi e la moglie Maria Sergio. Stavolta a parlarne è il pentito Salvatore Muto al suo secondo giorno di deposizione. Rispondendo alle domande incalzanti del pm Beatrice Ronchi, escono racconti sulla coppia solo in parte di prima mano, ma che toccano temi delicati: l’inizio di un ricatto, voti da rastrellare a Reggio Emilia. Parole che generano reazioni nei detenuti, dalle gabbie rumoreggiano e per due volte la Corte deve intervenire per riportare l’ordine in aula.

«LO METTO NEI CASINI». Il primo affondo del collaboratore di giustizia è su come si arrivò all’ormai stranota lettera di Pasquale Brescia. «Quando ero in carcere a Voghera – entra nel merito il pentito – lessi sul quotidiano “Il garantista“ di Cosenza una lettera pubblicata il 25 settembre 2015 e scritta da Antonio Migale (cronista cutrese che ha vissuto a lungo nel Reggiano, ndr) in cui rimarcava come i calabresi fossero perseguitati a Reggio Emilia, anche perché nell’inchiesta Aemilia erano finite in cella delle persone innocenti. Scriveva che voleva fare una manifestazione a Reggio Emilia, ma il sindaco Luca Vecchi non l’aveva appoggiato, anzi prese le distanze da questi soggetti. Quando venni trasferito di carcere – prosegue – feci leggere questa lettera a Brescia si arrabbiò subito, dicendo che è a conoscenza di vecchi fatti che riguardano il sindaco e la moglie. A quel punto Brescia ha avuto l’idea della lettera e si era poi consigliato con Gianluigi Sarcone, coinvolgendo i rispettivi avvocati difensori. Con la lettera Brescia voleva portare il sindaco Vecchi dalla nostra parte, facendogli capire che lui non è trasparente, su di lui è a conoscenza di tante cose che l’avrebbero messo nei casini. Una lettera ricattatoria, perché Brescia diceva di poter svelare cose della famiglia della moglie del sindaco, sapeva qualcosa di un terreno. Quella lettera (consegnata al “Carlino” il primo febbraio 2016, ndr) non andò a buon fine, si era rivoltata contro di noi, il sindaco fece una lettera in cui rincarò la dose su Brescia, dicendo che gli aveva fatto sequestrare il maneggio abusivo. In marzo – aggiunge Muto – si fece una riunione in carcere a Reggio Emilia per discutere della questione, ma Gianluigi Sarcone disse che Brescia non doveva dare spiegazioni, si doveva fare così e basta».



ELEZIONI 2014. Poi come nell’udienza precedente il pentito parla di voti da raccogliere: ma da Cutro e l’impegno del ’94 per Forza Italia, passa a Reggio Emilia nel 2014. «Seppi da Francesco Lamanna che durante un incontro Eugenio Sergio (imputato di Aemilia, ndr), parente della moglie del sindaco (è secondo cugino, ndr), gli chiese una mano per raccogliere voti a Reggio Emilia per Luca Vecchi dicendogli: “Se riusciremo a far vincere il marito di mia cugina Maria, riusciremo ad avere dei benefici”. E Lamanna lo fece, attivando i numerosi familiari che ha a Reggio Emilia». Il presidente Francesco Caruso interviene, chiedendo a Muto una doverosa precisazione: «Ma chi chiese ad Eugenio Sergio di raccogliere voti? La cugina? E lo sa o lo pensa?».



Il pentito non si scompone: «Penso che ad Eugenio Sergio gliel’abbia chiesto la cugina, comunque se non con un contatto diretto, perlomeno attraverso i parenti. Da noi in Calabria usa così, quando si candida un parente. Il favore di raccogliere i voti avviene in automatico, non con un patto a tavolino».

VECCHI RIBATTE. Dopo questi racconti risuonati nell’aula bunker del pentito Muto collegato in videoconferenza da una località segreta, non si fa attendere la replica del sindaco Luca Vecchi: «Come è evidente è in atto, da oltre un anno, una campagna di illazioni tendenti a gettare fango non soltanto su un sindaco ma su un'intera città, condotta da soggetti mai conosciuti e con i quali non sono mai intercorsi rapporti di alcun tipo. Nel caso di specie – evidenzia il primo cittadino – non si ha neppure contezza di chi sia tale Eugenio Sergio, né lo si è mai frequentato o anche solo incontrato. Da tempo abbiamo scelto di non replicare a simili illazioni e calunnie, riservandoci ogni azione di tutela nelle sedi opportune. Abbiamo piena fiducia nell'azione della magistratura che peraltro ha già fatto luce sui fatti di cui si parla e che continuerà, come deve, ad accertare la verità. Quanto all'atteggiamento dell'Amministrazione comunale – termina Vecchi – i fatti parlano per noi: dal nuovo Protocollo firmato con la Prefettura al sequestro di immobili abusivi, sino alle molte iniziative nel campo della prevenzione e del contrasto all'infiltrazione dei clan, sono decine le azioni messe in atto in questi anni per contrastare il cancro del crimine organizzato di stampo mafioso e la sua possibile diffusione nella nostra regione».

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