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Viaggiatori divenuti sedentari: la storia dei piccioni di città

L'esperto: «Sono intelligenti e hanno una memoria che li fa tornare a casa». Ma occhio al soprannumero: a Reggio ci pensano i falchi pellegrini della Ghiara

REGGIO EMILIA. Odiati e bistrattati. Sono i piccioni, che a decine popolano i centri delle città, Reggio compresa. Ma cosa sappiamo di questi nostri vicini di casa pennuti? Lo abbiamo chiesto a Marco Fontanesi, esperto ornitologo reggiano.

«Il colombo di città discende dal piccione selvatico, specie tipica dell’Eurasia che in origine occupava ambienti aperti caratterizzati da parenti rocciose e si nutriva di semi – racconta –. È stato addomesticato 4-5mila anni fa in Medioriente a scopi alimentari e sacrificali o utilizzato per portare messaggi». Se ora li vediamo nelle città è perché «o sono colombi domestici scappati, o liberati intenzionalmente o viaggiatori che hanno perso la strada» che poi liberi si sono riprodotti in quantità. «La diversità dei mantelli racconta questo passato» spiega Fontanesi.

«È un uccello che in città si trova bene perché trova cibo in abbondanza», prosegue. Ma non pensate che stiano sempre in città: «È vero che sono sedentari ma si spostano anche verso i campi nel periodo della semina e delle lavorazioni agricole per cibarsi», conferma l’ornitologo.

E qui veniamo ai problemi. «Dar loro da mangiare non va bene perché tendono a impigrirsi e a nutrirsi di cibo non è idoneo: biscotti e pane li fanno ingrassare e favoriscono l’aumento della popolazione». Che fare? «Per fortuna ci sono i predatori naturali», spiega Fontanesi. E Reggio Emilia in centro storico vanta nobili esemplari. «Sono i falchi pellegrini della Ghiara. Ma ci sono anche rapaci come lo sparviero, la poiana e l’allocco che vengono a caccia. E poi le taccole e le cornacchie grigie che depredano i nidi», assicura.

Anche l’uomo interviene. «Lo fa per esempio con gli antifecondativi, ma è una soluzione che può nuocere ai predatori. Meglio ostacoli nelle cavità in cui potrebbero nidificare: ma occhio a lasciare quelle più piccole dove in estate nidificano rondoni e pipistrelli». Insomma, ogni intervento deve essere calibrato.

È da sfatare la convinzione che siano stupidi. «Sono intelligenti e lo dimostrano molti esperimenti – spiega l’ornitologo –. Hanno un’ottima memoria. Senza contare il loro utilizzo come viaggiatori: tornano sempre a casa. Sono state selezionate tante specie e in questo la nostra zona è importante. In Emilia ci sono diversi colombofili
e razze selezionate legate ai luoghi: il piacentino, l’occhione di Parma, il reggiano cravattato, il triganino modenese, il romagnolo con le zampe piumate. Sono protagonisti di concorsi di bellezza». Insomma, anche il nostro piccione cittadino ha una sua storia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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