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«Neonata grave, è questa la sicurezza?»

Parto a Reggio Emilia dopo un trasporto d’emergenza da Castelnovo Monti. Le Cicogne riaccendono le polemiche dopo la chiusura del punto nascite dell'ospedale: «Hanno perso troppo tempo, con la neve l’elicottero non vola»

CASTELNOVO MONTI. Una bambina della Montagna, nata a Reggio Emilia dopo una corsa in ambulanza, è in gravissime condizioni. Una possibile tragedia che getta ancora luce, seppur sinistra, sulla chiusura del punto nascite dell’ospedale Sant’Anna di Castelnovo Monti e sui rischi potenziali del periodo invernale, quando magari far decollare l’elicottero – unico mezzo in grado di velocizzare i tempi – diventa un pericolo. Domenica una mamma residente in Appennino ha partorito con taglio cesareo a Reggio, dove era stata mandata in tutta fretta dopo la scoperta, all’ospedale castelnovese, di un problema urgente. La bimba è nata con forti problemi respiratori e ad oggi non è possibile fare previsioni certe sul suo futuro né sugli eventuali danni che potrebbe aver subito per l’assenza di ossigeno.

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Un secondo caso – simile per contesto geografico, ovviamente diverso per le questioni sanitarie – che arriva a poche settimane dal decesso del neonato di una donna di Pavullo, l’ospedale della montagna modenese il cui punto nascite è stato chiuso contestualmente a quello di Castelnovo Monti. Eventi tremendi per le famiglie, e preoccupanti per molti residenti. A dare notizia del problema di domenica è proprio il comitato “Salviamo le cicogne di montagna”, il gruppo che in questi anni si è battuto per il mantenimento del punto nascite poi chiuso ad ottobre, quando il ministero della Salute ha rigettato la richiesta di deroga presentata dalla Regione Emilia Romagna.

«Ed eccoci a dare una notizia di quelle che non avremmo mai voluto dare, una neomamma ha subito un cesareo urgente (a Reggio) dopo visita a Castelnovo per bradicardia fetale. Con tanto tempo perso per organizzare il trasporto, il viaggio e tutto il resto», scrivono le Cicogne. «La bimba non sta affatto bene, è nata che non respirava più, l’hanno intubata e i medici non si sono ancora espressi se si salverà né su quanti danni potrebbe aver riportato. La madre era alla 38 esima settimana».

Un quadro davvero cupo e dolente che porta alla mente la recente battaglia: «Superfluo dire che siamo vicine alla famiglia – dicono le Cicogne – ma lo siamo davvero, la nostra vicinanza è reale. Abbiamo pianto questa mattina quando ci hanno dato questa terribile notizia. Lungi da noi strumentalizzarla. Ma è per il pericolo che fatti come questo potessero accadere che la nostra associazione è nata; è contro questo che abbiamo lottato e continueremo a farlo».

E poi chiedono polemicamente: «È questa la sicurezza tanto auspicata nei documenti tecnici a sostegno della chiusura per noi donne di montagna e per i nostri bambini?».

Le autorità sanitarie e pubbliche, nel portare avanti il progetto di chiusura dei punti nascite periferici, hanno sempre ribadito come solo strutture con un alto numero di parti potessero garantire parametri elevati di sicurezza. Per le Cicogne questo caso mostra un mondo opposto: «Da quando la mamma è arrivata all’ospedale a Castelnovo a quando è arrivata a Reggio è passata più di un’ora e mezza. Non è tantissimo per un viaggio in ambulanza, hanno fatto il possibile, ma le distanze rimangono». La tempesta di neve, poi, porta ad un’altra riflessione su una delle soluzioni più spesso citate come “antidoto” alle distanze, il servizio di elisoccorso attivo anche di notte. Con le condizioni climatiche di ieri, però, un decollo sarebbe stato pericolosissimo, di giorno come di notte: «È dalle prime ore del mattino di lunedì che sta nevicando con vari blocchi stradali e l’elisoccorso non può neppure alzarsi in volo», fanno notate le Cicogne. (adr.ar.)

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