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West Nile, Reggio Emilia in prima linea

In via Pitagora il primo laboratorio dell’Istituto zooprofilattico sperimentale dedicato all’analisi di insetti “vettori”

L'istituto zooprofilattico reggiano in prima linea contro la West Nile REGGIO EMILIA. Il direttore della sede reggiana dell'Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia ed Emilia Romagna "Bruno Ubertini" conduce il nostro viaggio all'interno dei laboratori che si trovano in via Pitagora 2 e spiega come Reggio contribuisca in modo fondamentale alla lotta contro la West Nile e altri virus trasmessi da insetti "vettori".

REGGIO EMILIA. Reggio Emilia in prima linea contro la West Nile e altre malattie, come Usutu e Chikungunya. Una lotta senza quartiere e contro il tempo per prevenire la diffusione del virus, resa possibile dal monitoraggio annuale condotto da un particolare laboratorio, quello di entomologia sanitaria che opera, tra i primi in Italia, proprio a Reggio.

Il vecchio edificio, in via Pitagora 2, di fronte al mercato ortofrutticolo, con la sua forma squadrata e le tapparelle semiabbassate alle finestre, sembrerebbe un’anonima sede di uffici, se non fosse per la grande insegna che spicca in alto sulla facciata: Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna “Bruno Ubertini”. È qui che ci è concesso di entrare e di curiosare, tra ampolle, microscopi, celle frigo e cappe a cui lavorano decine di camici bianchi. Siamo guidati da Michele Dottori, direttore della sezione reggiana dal 2001.

«A Reggio – spiega – oltre alle altre attività di analisi su animali da allevamento e alimenti, nel 2005, è stato creato un laboratorio entomologico che si occupa di monitorare insetti molesti, ma anche in grado di trasmettere all’uomo malattie e infezioni, attraverso la loro puntura per succhiare il nostro sangue».

Il virus della West Nile, da alcuni anni presente sul nostro territorio, può provocare infezioni nell’uomo e nei cavalli, e ha come serbatoi gli uccelli selvatici e come vettori le zanzare della specie, Culex pipiens.

«Il lavoro del nostro laboratorio è fondamentale per il piano West Nile regionale – dice Dottori – Esiste anche un piano nazionale il cui referente è il nostro centro di Teramo. Ma quello del nostro territorio è stato il primo a partire. Noi siamo quelli che prima di tutti evidenziano il virus. È molto importante che lo si faccia prima cioè che arrivi all’uomo».

Il monitoraggio, avviene da giugno a novembre, tramite l’analisi di zanzare e uccelli selvatici che arrivano al laboratorio, le prime catturate con speciali trappole (vedi articolo sotto) e analizzate con il metodo Pcr (che individua uno o più tratti genetici del virus), gli altri sono esemplari arrivati dal piano territoriali di abbattimento dei corvidi.

«I risultati delle nostre analisi sono molto importanti perché la presenza del virus fa scattare i controlli sulle sacche di sangue e gli organi donati – continua il direttore – Tra gli uomini infatti ci sono soggetti portatori sani di questi virus, senza sintomi e febbre. Altri invece, i soggetti più debilitati come malati e anziani, possono trarne molto danno (con sintomi gravi e, in alcuni casi, persino la morte, ndr)».

Il controllo su sangue e organi, che si effettua a tappeto con il test molecolare Nat, consente alla nostra Regione di evitare la sospensione delle attività di donazione e sarà protratto quest’anno, dopo l’identificazione del primo caso di West Nile su una gazza proprio a Reggio Emilia, fino alla fine di novembre.

Ma fare scattare i controlli è un lavoro impegnativo che coinvolge tantissime persone.

«La nostra attività di monitoraggio viene svolta in collaborazione con un sistema regionale integrato e consolidato altamente professionale – specifica Dottori – che vede a stretto contatto veterinari, medici, meteorologi ed entomologi, sotto il coordinamento regionale; con ottimi risultati anche dal punto di vista scientifico: di recente l’università di Vienna e l’istituto Pasteur di Parigi ci hanno chiesto questi dati; abbiamo collaborazioni internazionali importanti».


 

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