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Moriremo tutti teste quadre?

L'editoriale del direttore, Stefano Scansani, sull'identità reggiana

REGGIO EMILIA. Ogni città ha il suo perché. I propri controsensi. I suoi tic. Quello di Reggio Emilia è la fissazione dell’ex. Nella bella inchiesta firmata da Andrea Mastrangelo e Linda Pigozzi emerge questo difetto che riempie la città contemporanea e anche futura con un infinito inventario di ex.

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Palazzi, luoghi, strade, piazze, aree, quartieri che oggi sono ex di qualcosa. Cioè conservano il nome di ciò che furono pur avendo radicalmente e definitivamente mutato ruolo, sostanza e aspetto. Questo fenomeno è ben descritto come “persistenza della memoria” nel celebre dipinto degli orologi molli di Salvador Dalì.

Il paradosso diventa insostenibile non appena si pensa che Reggio ha una storia identitaria recente: c’è chi per convenzione la fa partire dal primo Novecento e chi dal secondo dopoguerra. Tiro le somme: allora è contraddittorio che una città con rari connotati, abbia tanti luoghi e cose già ex.

Due le ipotesi. O Reggio è passionalmente conservatrice tanto da non mollare il nominario passato. Oppure sta sospesa in una fase dove non riesce a rinominarsi, perché non sa chi è e dove sta andando. Opto per la seconda probabilità, che non la mette in dubbio, piuttosto la pone al bivio.

Ad esempio una città del dubbio è Ferrara. Un libro nel 2014 ha meritato un premio nazionale di letteratura umoristica “Umberto Domina” di Enna. Edito due anni prima, il testo ha dovuto fare il giro della Sicilia per avere soddisfazione in Emilia. Titolo: “La città del però”, autori Andrea Poli, Andrea Pizzirani e Luca Ghetti (Festina Lente Edizioni di Marco Mari). Ferrara, dunque, città scettica.

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Reggio invece è la città dell’ex, perché fatica a dare un nome all’esistente e a battezzare il presente (basta con la retorica del futuro). Facciamo un ripasso? Oltre alle realtà enumerate nell’inchiesta dai colleghi Mastrangelo e Pigozzi, ci sono dei caratteri identitari che vanno esaurendosi.

Basta fare riferimento alla Reggio rossa, quella che secondo il nazionalpensiero è sempre comunista. L’inchiesta che abbiamo sviluppato nella settimana che si chiude riduce tale vocazione a un’eco. Questo fenomeno vale per la pretesa di una Reggio partigiana in aeternum, oppure per una Reggio capitale dell’universo cooperativo.

Per taluni la sindrome reggiana dell’ex è superata dal novum dei ponti e della stazione dell’Alta Velocità firmati da Calatrava. Questi monumenti sarebbero il nuovo segno identitario di Reggio? Ma quando mai. Sono precisamente il segno di Calatrava. Fin quando la città, l’amministrazione della città, non si convincerà che ponti e stazione non sono nel tessuto connettivo di Reggio, essi resteranno candide sculture infrastrutturali e non architetture urbane.

Unindustria, Calatrava rilancia la Mediopadana: "Ecco la mia idea per una nuova Reggio Emilia" L'archistar Santiago Calatrava è intervenuto all'Assemblea annuale di Unindustria Reggio Emilia dove ha tracciato un primo bilancio della stazione Mediopadana proponendo nuove forme di collegamento per sviluppare l'infrastruttura.

Un’identità non si sceglie. Piuttosto cresce stratificandosi nella condivisione. Per farla germinare la classe politica è insufficiente. È indispensabile una classe intellettuale che a Reggio manca, oppure c’è ma non si vede e non si sente.

Non credo che la ricerca della personalità di Reggio possa essere risolta con l’Arena al Campovolo extralarge, il Politecnico o Tecnopolo (gira e rigira). La magniloquenza non è un tema culturale. Perché qui sto parlando d’anima. Resto nei paradossi. Ecco, l’idea di riprodurre la statua di Marco Emilio Lepido che fa nascondino in un nicchione del municipio, è stravagante e identitaria. Bella. Farne una riproduzione con la stampante 3D, e posizionarla in piazza Del Monte per indicare la via Emilia in occasione della mostra ai Musei Civici... non è rigenerazione urbana, ma rigenerazione storica. Un po’ di fantasia, forza, per non morire teste quadre o restare incastrati fra gli orologi molli.

Stefano Scansani
s.scansani@gazzettadireggio.it
©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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