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Reggio Emilia, il calciatore Addae: «Ora sono un italiano a tutti gli effetti»

Il giocatore della Riese e volto noto del calcio dilettantistico ha ricevuto ieri la cittadinanza: «Lo desideravo da tempo»

REGGIO EMILIA. È uno dei volti noti del calcio dilettantistico reggiano, nel quale è molto conosciuto per le sue qualità di attaccante, e ieri ha realizzato uno dei suoi gol più importanti. Il 23enne Prince Addae, giocatore della Riese, ha ricevuto ieri in Sala Tricolore dall’assessore Serena Foracchia la cittadinanza italiana, riconoscimento che desiderava da tempo.

Addae, come si sente dopo essere diventato ufficialmente cittadino italiano?

«È stata una grande emozione, sono onorato di essere finalmente diventato un italiano a tutti gli effetti, in questo Paese ho vissuto quasi tutta la mia vita».

Ci racconta la sua storia?

«Sono nato nel 1994 a Conegliano Veneto, in provincia di Treviso. Quando ero piccolo con la mia famiglia siamo rientrati in Ghana per quattro anni e poi siamo ritornati in Italia in modo che io potessi frequentare le scuole qui. Questa parentesi nel mio paese di origine, per quanto breve, ha creato qualche intoppo burocratico ai fini della cittadinanza ma alla fine tutto si è risolto».


 

La sua storia particolare l’ha portata ad avere una famiglia a dir poco allargata.

«Sì, i miei genitori sono ghanesi. Mia madre abita a Reggiolo, mio padre purtroppo è morto qualche anno fa di malattia. Alcuni anni fa sono stato affidato a una famiglia italiana e ufficialmente il periodo di affido avrebbe dovuto concludersi al compimento del mio 18esimo anno. In realtà ci siamo trovati tanto bene, sia io che questa famiglia, che abbiamo deciso di continuare tant’è che oggi vivo ancora con loro».

Da chi è composta questa famiglia?

«Dal padre Lorenzo, dalla madre Anna, e tre fratelli: Daniele, Giorgia e Federica. In Ghana, invece, ho una sorellastra che ha due figli, oltre a qualche parente lontano».

Ma di fatto, si sente più ghanese o più italiano?

«Mi sono sempre sentito molto legato a entrambi i paesi: il Ghana perché comunque è la terra d’origine della mia famiglia, e l’Italia è il posto nel quale sono cresciuto. Quella che sto vivendo penso sia un’esperienza molto intensa, in quanto credo sia piuttosto inusuale essere originario di un paese lontano ed essere affidato a un’altra famiglia con la quale hai instaurato uno splendido legame. Credo che il bello di questa mia situazione sia proprio nella sua complessità».

Qual è stato il suo percorso scolastico?

«Ho frequentato le scuole a Reggio Emilia: le elementari alla “Carducci”, le medie alla “Da Vinci” e le superiori al “Motti”. Oggi lavoro come cuoco all’ospedale».

Il calcio è un fattore importante di integrazione?

«Diciamo che negli anni mi ha aiutato a conoscere tantissime persone e a sviluppare amicizie che durano nel tempo. Ci sono ex compagni di squadra o ex allenatori che magari non vedo da tanto ma con i quali ci sentiamo spesso e i rapporti sono ottimi».


 

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