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Unieco, parla il commissario: "L’obiettivo? È vendere"

Primo bilancio di Baldini: «Recuperati finora 7,6 milioni di euro». Debito di 670 milioni

REGGIO EMILIA. «Si sta lavorando per creare una strategia che consenta di massimizzare la vendita degli asset anche in considerazione di pacchetti più ampi rispetto alle singole unità. Non è sempre semplice, da un punto professionale è complicato ma stimolante. Devo dire grazie alla squadra che abbiamo messo in piedi. Sulla procedura lavoriamo in sei persone: un management team che riesce a gestire le singole aree della galassia Unieco, ciascuna con un responsabile». Sono trascorsi esattamente sette mesi. E finora è stata incassata una liquidità di 7,6 milioni di euro, con una media di un milione al mese, soprattutto attraverso il recupero crediti, il trasferimento di partecipazioni in società consortili e l’incasso di fatture. Ma, specifica Baldini, «sono in corso diverse trattative che dovrebbero essere chiuse nei primi mesi del 2018». È il 10 aprile 2017 il giorno in cui, accettando la nomina di commissario, Corrado Baldini, presidente dell’Ordine dei commercialisti di Reggio, per la prima volta si trova di fronte all’ex presidente del cda Unieco, Cinzia Viani, per il passaggio di consegne. Tre giorni prima, il 7 aprile, il ministero dello Sviluppo Economico ha decretato l’apertura della liquidazione coatta amministrativa per l’ex colosso di via Ruini: un gigante dai piedi d’argilla franato sotto i colpi di un indebitamento che, nell’ottobre 2016, era lievitato fino a sfiorare i 670 milioni, con un patrimonio netto negativo pari a 81 milioni e 830 mila.

IL CRAC. Risparmi sfumati per circa 1.200 soci, una crisi occupazionale per 285 dipendenti contro i 600 di qualche anno prima, fra il 2009 e il 2014, quando Unieco era saldamente in piedi, in grado di realizzare ricavi dalle vendite pari a circa 240 milioni. Un impero dissolto e da ricomporre, che annovera quasi 200 società partecipate, ora suddivise fra un’area cantieri estesa fino all’estero (con 53 società partecipate dirette, tra attive e in liquidazione), un’area immobiliare (42 tra attive e in liquidazione), un’area industriale (15), un comparto “project” (21 tra attive e in liquidazione, per interventi su cui Unieco ha mantenuto la gestione diretta o indiretta, come ad esempio nel caso di Aquatico). Senza dimenticare il piatto forte della divisione Ambiente (59 partecipate), finita in passato nel mirino di Iren e Coopservice. «Alcune di queste 200 partecipazioni erano in società consortili legate ad appalti dalle quali piano piano stiamo uscendo, cercando di trovare la giusta quadra – afferma il commissario – c’è poi tutta la galassia di partecipate che sono proprietarie di beni immobili o aree edificabili, dove stiamo cercando di costruire una strategia che permetta di valorizzarle e, nell’immediato, comunque di affrontare le innumerevoli problematicità che ogni società presenta, come ad esempio squilibri finanziari. Anche in questo caso ci stiamo riuscendo, ma è un lavoro complicato e dispendioso. Su ogni società abbiamo un referente che si occupa di verificare la situazione e portare direttamente alla procedura quelle che possono essere le forme di intervento».

LA STRATEGIA. Uno sconfinato arcipelago societario nel quale Baldini naviga con la sua squadra, applicando strategie di gestione del patrimonio diversificate, settore per settore, società per società. L’obiettivo però è uno solo: «La mission è quella di cedere – spiega Baldini – abbiamo diversi punti aperti che presto andranno in chiusura».

Nei primi tre mesi della procedura, secondo la relazione semestrale firmata dal commissario e datata 30 giugno 2017, la liquidità incassata era di 6,5 milioni. Ora è aumentata fino a 7,6 milioni.

«Responsabilità delle precedenti amministrazioni? Continueremo a fare tutte le verifiche previste in questi casi – specifica il commissario – Non rileviamo ad oggi sostanzialmente nulla di particolare».

LAVORI IN CORSO. Per quanto riguarda i cantieri, «uno dei primi asset, vista l’urgenza, che abbiamo affrontato, è stata seguita una strategia anticipata e concordata con il ministero: molti erano riferiti ad appalti pubblici e avrebbero causato problemi non solo a Unieco. Oltre a garantire continuità abbiamo cercato anche di evitare eventuali addebiti di penali, rescissioni in danno e ulteriori costi addebitabili alla procedura. Nella quasi totalità dei casi, questa strategia ha prodotto risultati: i cantieri sono effettivamente proseguiti. Contemporaneamente abbiamo preso contatti con committenti o assegnatari, penso ad esempio ad Integra, con i quali abbiamo cominciato a ragionare sugli stati di consistenza per capire quali fossero le competenze di Unieco al 7 aprile, dove per competenza si intendono i ricavi per l’attività svolta».

Un capitolo a parte è rappresentato infatti dai lavori presi con il consorzio Integra (ex Ccc) che riunisce le coop rosse: «Con Integra stiamo cercando di trovare un accordo complessivo su tutti i cantieri che erano stati assegnati a Unieco».

CASE E PALAZZI. Nessuna asta, almeno per il momento. È questa la strada perseguita per la liquidazione sul versante delle proprietà immobiliari. All’inizio della procedura, Unieco risultava direttamente proprietaria di 68 aree edificabili, 60 unità immobiliari, un capannone industriale, 5 edifici da ristrutturare, 8 negozi, 99 posti auto e 24 uffici, oltre a tutti gli immobili strumentali all’attività di impresa: «Anche in questo caso, il quadro è molto variegato – spiega Baldini – sono beni sparsi in tutto il Nord Italia, con prevalenza nella nostra zona. Abbiamo messo in pista sin da subito addetti che già se ne occupavano per conto di Unieco, e che ora lavorano per la procedura, nella definizione di una strategia di vendita: stiamo gestendo direttamente questo tipo di attività, appoggiandoci ovviamente ad agenzie esterne. Per il momento abbiamo preferito non andare sul canale classico delle vendite per aste giudiziarie, almeno all’inizio. Qualche bene è stato venduto, qualche altro è in corso di trattativa. Questa attività sta andando avanti ed è stata impostata in modo soddisfacente».

CAPITOLO PROJECT. La piscina Aquatico, il cimitero la Fenice di Correggio, la piscina di Rubiera, il centro sportivo di Collecchio. Sono alcuni beni inclusi nel comparto “project”: interventi immobiliari targati Unieco sui quali ha mantenuto una concessione pluriennale, diretta o indiretta, per la gestione. «La direzione è garantire la continuità. C’è un dipendente che lavora per la procedura che sta seguendo la gestione dei centri sportivi. In alcuni casi, come Collecchio, ci sono stati accordi aggiuntivi con il Comune. È evidente che la procedura sta andando avanti con la mission, che è quella di cedere queste società, ma con un’attenzione al fatto che chi si mostra interessato garantisca la continuità. Su Aquatico, nel caso ci sia qualche interessamento, e in questo momento c’è, mi sento di dire che la prossima stagione estiva riaprirà come sempre fatto».

I SOCI. Ma è soprattutto il capitolo soci quello che scuote maggiormente l’opinione pubblica: un lungo braccio di ferro tra Federconsumatori e Legacoop per ottenere almeno una parziale restituzione del prestito sociale andato in fumo: «Abbiamo proseguito nell’attività finalizzata alla formazione dello stato passivo e abbiamo inviato lettere a tutti i dipendenti e a tutti i soci. Stiamo procedendo nell’invio di comunicazioni ai creditori e stiamo ricevendo da soci e dipendenti osservazioni su quanto contenuto nella nostra lettera, che di fatto non è altro che materiale che risale alla contabilità lasciata dalla precedente gestione. Da questo punto di vista, siamo riusciti a costruire un buon rapporto sia per i soci, con Federconsumatori e Legacoop, sia per quanto riguarda i dipendenti con i sindacati, fra i quali la Cgil: un rapporto che ci ha permesso di colloquiare e avere rappresentanti

che potessero semplificare le singole procedure. Non abbiamo più i circa 1.200 soci che vengono uno per uno da noi per informarsi della situazione, ma abbiamo Federconsumatori come interlocutore che ci fa un po’ da portavoce, per creare ai soci meno difficoltà possibili».
 

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