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«Ricorriamo al Consiglio di Stato»

Bilancio di Fabbrico, l’opposizione dopo il ricorso respinto dal Tar di Parma

FABBRICO . Il gruppo “Riviviamo Fabbrico” prepara l’appello in Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar di Parma sul loro ricorso riguardante l’annullamento degli atti relativi all’approvazione del bilancio di previsione comunale per l’annata 2016-17.

Il rigetto da parte del Tar, a dire dei consiglieri di opposizione Giovanni Pedrazzini e Claudio Alberici, in questa vicenda assistiti dall’avvocato Stefano Manfreda, è «del tutto erroneo». L’intenzione dunque è di «far valere il diritto costituzionale di informazione del consigliere comunale e il diritto a un esercizio del voto consapevole e quindi previa disamina di tutta la documentazione necessaria da consegnarsi nei termini di legge».

«La sentenza emessa dal Tar di Parma, contrariamente a quanto riportato dal sindaco Maurizio Terzi non ha nella maniera più assoluta affermato che le delibere di bilancio adottate dal Comune erano regolari – precisano i due consiglieri –. Ciò poiché la sentenza si conclude con una pronuncia di rito e dunque solo processuale di inammissibilità del ricorso per carenza di legittimazione attiva. Il Tar di Parma sostiene che non può decidere sul ricorso proposto poiché noi consiglieri comunali non avremmo titolo per domandare al collegio giudicante di decidere su tali doglianze. Ciò significa che nei fatti il Tar non si è potuto pronunciare sulla validità di dette delibere di bilancio».

Dunque “Riviviamo Fabbrico” resta fermo sulle sue posizioni: il bilancio è stato approvato «contravvenendo financo alle regole contenute nel Regolamento di contabilità comunale», «in parte senza mettere a disposizione di noi consiglieri tutta la documentazione obbligatoria relativa ai bilanci ed in parte mettendola a disposizione con grande ritardo e nell’imminenza della votazione».

Secondo il Tar di Parma, tali censure potrebbero essere oggetto solo di una protesta politica. Ma Pedrazzini e Alberici sottolineano che così «viene ridimensionato notevolmente il ruolo del consigliere comunale oltre che ridotto il diritto costituzionale di informazione a un ruolo veramente subalterno». In più la sentenza «provoca un danno alla democrazia» rendendo impossibile al consigliere rivolgersi all’organo giurisdizionale tutte le volte in cui l’amministrazione non rispetta le norme. Ma allora, si domandano i due consiglieri di opposizione: «Cosa ci sta a fare il consigliere se non può nemmeno reclamare l’impossibilità di esercizio corretto della propria funzione per violazione
delle regole democratiche da parte dell’amministrazione davanti a un giudice?».

Pedrazzini e Alberici sottolineano che, alla fine, a venire lesi sono anche i cittadini che eleggono i consiglieri, proprio per esercitare un controllo sugli atti amministrativi». (m.p.)

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