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Roghi e minacce: 112 casi lungo la via Emilia

Dai privati ai politici agli imprenditori: durante l’udienza di Aemilia spunta una lista di reati spia

REGGIO EMILIA. Si va dall’ormai classico «incendio doloso di autovettura» avvenuto decine di volte, al preoccupante «lancio di due bottiglie contenenti liquido infiammabile» avvenuto nel febbraio del 2010 ai danni di due concessionarie a Reggio Emilia, fino al terrificante «rinvenimento di un cuore di suino infilzato da una siringa» nei pressi di un’agenzia immobiliare sempre a Reggio. Sono solo alcuni esempi emblematici dei 112 casi segnalati tra Parma e Piacenza tra il 2010 e il 2012 contenuti nel fitto elenco di atti intimidatori e di danneggiamento tratti da diverse informative ed emersi in diversi contesti dell’indagine Aemilia, ripresi ieri mattina dall’avvocato Alessandra Venier durante il controinterrogatorio in difesa di Gianluigi Sarcone e Gianni Floro Vito, imputati del processo Aemilia. A rispondere sugli eventi criminali elencati dall’avvocato, è stato il pentito Antonio Valerio, che parla ormai da due mesi in video collegamento da una località segreta. Il pentito è l’uomo cardine del processo sulla ’ndrangheta al nord ma di questi fatti, a dir suo, o non si ricorda o non ha mai sentito parlare. L’elenco non è esaustivo ma funge da mappa dei cosiddetti “reati spia”, quelli che fanno scattare - ormai in via automatica - una segnalazione all’antimafia di Bologna facendo ricordare il modus operandi della criminalità organizzata in un territorio - soprattutto Reggio Emilia - radicato dai clan ora a processo. Le segnalazioni contenute nella lista riguardano atti di intimidazione (danneggiamenti di autovetture in sosta, ricezione di lettere minatorie, rinvenimento di carcasse di animali...) ai danni di amministratori locali, esponenti di associazioni di settore, politici e magistrati, per buona parte reggiani. Non sempre, però, sono azioni in odor di mafia. Anzi: sono casi precedenti all’esplosione dell’inchiesta Aemilia, riuniti però nella lista «che dà l’idea di quanto sia compromessa gravemente la situazione dell’ordine pubblico nel territorio in questione», viene riportato nell’atto. Ad avere il sapore dell’intimidazione mafiosa l’incendio doloso di un capannone a Cadelbosco Sopra nel gennaio 2010, o i tantissimi attentati incendiari ai danni di locali e night club, l’esplosione dell’auto di via Caliceti a Reggio nel maggio del 2010. Tra i danneggiamenti o minacce a politici reggiani - slegati però dal contesto mafioso - c’è quello avvenuto il 27 febbraio del 2010 ai danni di una Citroen C3 di proprietà della figlia di Fabio Filippi, utilizzata allora dall’ingegnere di Casina per la campagna elettorale per le elezioni a consigliere per il Pdl. «Me l’avevano rigata dappertutto - ci conferma Filippi - ma era certamente il gesto di un concorrente alle elezioni non certo di un mafioso». Rispunta anche la lettera di minaccia del 2011 manoscritta con la frase «Vicesindaco, ti dice niente Melania Rea? Vedi di smetterla!?!» indirizzata all’ex vicesindaco di Viano Maria Assunta Spadoni (riferimento al delitto per mano del marito Salvatore Parolisi). Sempre del 2011 le minacce a un ex consigliere comunale di Albinea da parte di un calabrese che gli disse «Ti faccio toccare da gente mia», poi individuato e denunciato. C’è anche la minaccia inferta con l’invio di un plico postale contenente messaggio minatorio e tre cartucce a salve a Cinzia Franchi, ex presidente degli autotrasportatori della Cna, che lo denunciò e in passato affermò di sentirsi lasciata sola nella sua lotta contro le infiltrazioni. Il quadro generale, per la procura antimafia di Bologna, alle volte «è prova dell’intimidazione, dell’omertà e dell’assoggettamento che si sono raggiunti nel territorio», viene riportato a margine dell’informativa: «Scorrendolo senza far caso al luogo di accadimento, sembra più di leggere un elenco di fatti delittuosi verificatisi in territorio calabrese che emiliano».

Viene riportata anche una lettera di minacce recapitata nel marzo del 2011 a Emerenzio Barbieri: un foglio del quale l’ex parlamentare reggiano del Pdl non ricorda l’esistenza: «L’ultima minaccia che mi ricordo è quella che mi fecero le Brigate Rosse prima del 1974» ci racconta al telefono.

L’elenco prosegue con decine di nomi meno noti o sconosciuti, di privati cittadini, spesse volte imprenditori, quasi tutti senza alcun sospetto verso terzi, come dichiarato di volta in volta alle forze dell’ordine. «Non ho
mai pensato che quella lettera fosse collegata a loro, all’epoca non avevo avuto quei clienti» ci dice l’avvocato Antonio Sarzi Amadè, che nel 2011 ricevette nel suo ufficio una lettera contenente una minaccia, altro episodio citato nell’elencazione ieri al processo. (e.l.t.)


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