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Il boss Sarcone si pente ma non gli credono

Omicidio Vasapollo: il capo emiliano rischia l’ergastolo. La collaborazione annunciata in aula dal fratello Gianluigi

REGGIO EMILIA. Le recenti dichiarazioni alla Dda di Bologna di Antonio Valerio - ’ndranghetista poi pentitosi - hanno portato all’incriminazione per omicidio del boss Nicolino Sarcone, che ora sembra voler collaborare con la giustizia, ricevendo però un rifiuto da parte dell’antimafia di Bologna.

Il no della Dda fa clamore trattandosi di un vero capo bastone della ’ndrangheta al nord. Secondo la recente inchiesta “Aemilia 1992”, Sarcone è considerato l’autore dell’attentato di mafia che ha portato alla morte di Nicola Vasapollo, avvenuta nel 1992 a Reggio Emilia, per il quale l’imprenditore cutrese residente a Bibbiano è considerato mandante e autore materiale.

Sarcone, quindi, reggente in Emilia per il clan cutrese Grande Aracri, rischia ora il rinvio a giudizio per un omicidio di 17anni fa, reato con aggravante mafiosa che gli potrebbe costare l’ergastolo. Un exploit gemmato dal processo Aemilia, nel quale Sarcone è già stato condannato in appello con rito abbreviato a 15 anni di carcere per associazione di stampo mafioso.

Ieri il nuovo doppio colpo di scena: dopo il pentimento del “bancomat della cosca” Giuseppe Giglio e dell’affiliato Antonio Valerio, ha fatto capolino sulla soglia dell’antimafia di Bologna Sarcone, il calibro più grosso del clan emiliano. È considerato infatti il gestore degli illeciti mafiosi in val Padana, ma la sua collaborazione però non è andata a buon fine morendo sul nascere. Il suo “pentimento”, infatti, non ha convinto i pm della Dda di Bologna, guidata dal procuratore Giuseppe Amato, che hanno subito interrotto l’iter con l’esponente di spicco della cosca Grande Aracri.

L’ipotesi di un pentimento di Sarcone, recentemente accusato per gli omicidi del 1992 proprio dalle parole dell’ex socio in affari criminali Antonio Valerio, è circolata ieri tra gli avvocati dentro e fuori l’aula di Reggio Emilia dove è in corso il dibattimento di Aemilia per oltre 140 imputati, e dove Sarcone non è presente perché già giudicato e già in regime di carcere duro nel penitenziario di Rebibbia a Roma.

Ieri il sostituto procuratore Beatrice Ronchi ha fatto domande al teste Valerio sulla posizione di Sarcone, suscitando proteste dei detenuti nella “gabbia”. È stato Gianluigi Sarcone, fratello di Nicolino e imputato sempre in Aemilia, a riferire in aula di aver saputo che stava collaborando. Ma la Dda, evidentemente, non lo ha ritenuto attendibile.

Due settimane fa Nicolino Sarcone, 52 anni, capo della locale per Reggio Emilia, è stato quindi raggiunto da una nuova misura in carcere per l’omicidio
Vasapollo, che avrebbe portato a termine insieme a Antonio Macrì (sparito nel 2000 probabilmente per lupara bianca). Con loro è indagato anche il boss cutrese Nicolino Grande Aracri, considerato mandante anche dell’omicidio di Giuseppe Ruggiero, avvenuto sempre nel 1992 a Brescello.

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