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È fallita l’immobiliare del business park di Reggio Emilia

Nove milioni di debiti schiacciano la Recos che costruì l’edificio di via Pansa. In capo alla società restano 143 immobili, soprattutto garage rimasti invenduti

REGGIO EMILIA. Un connubio tra costruttori privati e coop ha avuto il merito e l’opportunità di realizzare alla fine degli anni Novanta il grande business park di via Pansa, edificio emblema della Reggio del boom economico, che cresceva e necessitava di nuovi sfoghi immobiliari. L’eccessiva esposizione verso le banche, però, ha decretato pochi giorni fa il naufragio della Recos-Reggiana Costruzioni srl, società costituita nel 1992 con lo scopo principale di realizzare principalmente il centro direzionale in seguito all’acquisto dell’area dell’ex Gasometro e altre limitrofe, avvenuto tra il 1995 e il 2002. Fino al 2008 sono state vendute molte delle decine di unità immobiliari coperte dai mattoni, che si affacciano da un lato su viale Isonzo e dall’altro su via Paterlini. Poi, però, sono seguite svalutazioni in forza della crisi, soci in difficoltà (Cmr Reggiolo in primis), pignoramenti di affitti per mancato pagamento delle spese di condominio, con debiti giunti attorno ai 9 milioni di euro.

Nel febbraio 2015 fu quindi avviata la liquidazione decisa dai soci. Tra i principali ci sono campioni dell’edilizia privata come Edilgrisendi e coop in crisi come la Cmr, presenti in proprio e tramite il consorzio Co.Re.Co. Con quote minori ci sono anche la Gonzaga srl, Alleanza Immobiliare, Edilsei srl, e in passato anche la Edilbonacini spa. Il liquidatore, Alessandro Terenziani, ha cercato di portare a termine la copertura dei debiti, scegliendo poi la strada del fallimento, chiesto in proprio il 19 ottobre scorso, procedura affidata ora a Franco Stefanelli.

Dopo la costruzione la società immobiliare Recos - che appaltò i lavori per buona parte ai soci stessi - riuscì a vendere solo parte delle unità immobiliari. In capo alla Recos ne restano attualmente 143 sulle 631 iniziali, quasi tutti garage presenti nel seminterrato e una decina di appartamenti in affitto, che non hanno prodotto però liquidità a sufficienza per ripagare la banche. Inoltre resta da ultimare un edificio, denominato fabbricato G, del complesso, situato accanto alla farmacia 24 ore. Questi immobili sono iscritti nelle rimanenze per un valore di 6,8 milioni di euro. La circostanza che più di ogni altra ha portato alla richiesta di fallimento in proprio della società Recos è stato il decreto ingiuntivo del Banco Bpm notificato nel 2016 per un importo di 6,6 milioni di euro, al quale è seguito poi un atto di precetto notificato nel febbraio del 2017 e, soprattutto, l’atto di pignoramento immobiliare.

La grave crisi immobiliare che ha colpito anche il territorio reggiano si è abbattuta quindi anche sulla Recos, che dal 2010 non è più riuscita a realizzare vendite importanti come invece avvenuto fino al 2009. Un fallimento che rappresenta un lungo strascico dello sboom immobiliare in città, che ha fatto crollare le grandi coop ma ha riservato qualche colpo anche ai privati.

Il pesante indebitamento bancario (finanziamenti residui con Banco Bpm

per 6,5 milioni, Bper per 470mila euro e CariParma per 533mila euro), è pesato sull’assenza della liquidità. Nel 2011 fu segnata la più grande perdita in capo alla società immobiliare, pari a 6,5 milioni di euro, campanello inequivocabile della débacle giunta ora in tribunale.
 

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