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Il pentito Valerio: «Io un drogato? A me piacciono le donne»
aemilia

Il pentito Valerio: «Io un drogato? A me piacciono le donne»

Il collaboratore nega di essere un assuntore: «A 20 anni ho fatto qualche orgia, mi piaceva quello»

REGGIO EMILIA. «Non ho mai fatto uso di sostanze stupefacenti». Il pentito Antonio Valerio risponde così alle domande dei legali difensori, che gli chiedono conto delle telefonate che faceva a un marocchino, considerato uno spacciatore di droga.

Il cutrese ha negato di essere un assuntore e ha tenuto a precisare che il suo interesse è sempre stato principalmente un altro. «A 20 anni ho fatto delle orge», ha detto, specificando che a lui piacciono le donne (la sua espressione è stata più colorita).



La strategia dei difensori è chiara: far emergere aspetti oscuri della personalità del pentito e sottolineare le contraddizioni del suo racconto. Ad esempio l’avvocato Giuseppe Migale Ranieri ha segnato un punto a suo favore dimostrando che il pentito non ha elementi precisi sul suo assistito Antonio Floro Vito. Stesso discorso per Luigi Muto, indicato dal collaboratore come uno degli attuali quattro reggenti: in aula è emerso che Valerio non è stato invitato al matrimonio dell’imputato, non conosce la moglie e non è mai stato a casa sua dopo le nozze.

L’avvocato Salvatore Staiano ha posto numerose domande per verificare se il racconto di Valerio coincide con quanto emerge dalla letteratura sul fenomeno mafioso e gli ha chiesto di raccontare come sono avvenute le cerimonie nelle quali gli sono stati attribuiti i vari gradi della gerarchia ’ndranghetista. Il legale ha tra l’altro messo in dubbio che Valerio fosse conosciuto tra gli ’ndranghetisti crotonesi, circostanza che il pentito ha invece negato, citando persone che lo avrebbero citato nel corso di processi per mafia.

L’avvocato Staiano ha anche punzecchiato il collaboratore chiedendogli se è consapevole dei benefici che trarrà dalla sua scelta processuale.«Perché ha scelto di cambiare vita? Ha stilato un programma con lo Stato? Lei sa che i vantaggi sono innumerevoli?». Il presidente della corte Francesco Caruso non ha ammesso la domanda, ritenendola parziale, «perché il pentimento ha anche dei costi e non solo dei benefici», a partire dai delitti di cui il cutrese si è accusato. Valerio ha comunque ribadito che il suo è un pentimento di natura morale. «La ‘ndrangheta fa schifo - ha detto durante l’udienza -. Oggi mi rendo conto quanto schifo fa e di quanto schifo ho dato io stesso».


 

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