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Un monumento per ricordare Poviglio

Le memorie del borgo abbandonato per le frane raccolte e custodite in una “scatola del tempo” per le generazioni future

VENTASSO. Una “scatola del tempo” per ricordare Poviglio, il paese cancellato due volte dalle frane. D’ora in poi, ogni pomeriggio al tramonto chi passerà per la tortuosa strada che da Pieve San Vincenzo e Fornolo porta a Pratizzano, nell’alto Ramisetano, potrà trovarsi di fronte uno spettacolo speciale: un basamento cubico di cemento in uno spiazzo, illuminato di luce blu che si riflette e crea una sorta di mare sotto al blocco stesso. È l’omaggio artistico posato ieri nel luogo dove sino al 2000 si trovava la borgata: collegato a un pannello solare, si accenderà ogni giorno al calar del sole, a ricordare la sua presenza e la storia di un paese.

Poviglio, o meglio “Poviglio nuovo”, non esiste più dal novembre del 2000, quando una frana a valle del paesino ha messo a rischio la stabilità delle abitazioni. Non una novità. Fino al 1947, Poviglio si trovava alcune centinaia di metri a valle, lungo la stessa strada, prima di venir “cancellato” per un rischio sismico. Nel 1947 gran parte delle case vengono abbattute e poi ricostruite a “Poviglio nuovo”, dove gli abitanti si trasferiscono. Nel 2000, la sorte è la stessa. La frana non provoca danni diretti alle case, ma i pericoli per la stabilità sono alti e la commissione grandi rischi decide la distruzione degli edifici e il trasloco alla Cicogna, una zona residenziale poco sotto le piste da sci del Ventasso, «dall’altra parte del monte». Le famiglie della zona si devono trasferire, sia i pochi abitanti stabili, sia chi manteneva un luogo ove ritornare. Tutti devono andare nel nuovo villaggio, gli edifici vengono rasi al suolo e oggi ne rimangono pochissime tracce: qualche pietra, i resti di un ponte, qualche orto sparpagliato. E la memoria.

Nello spiazzo a lato di una grande curva, dove un tempo c’era il bar del paese, ora c’è “Progetto Poviglio”, un’installazione degli artisti veneti Tiziano Bellomi e Manuela Bedeschi. L’idea nasce da Giovanni Cervi e Nila Shabnam Bonetti, titolari della residenza rurale per artisti Valico Terminus, costruita in una delle vecchie case cantoniere della provinciale che da Ramiseto porta al passo del Lagastrello. Tre anni fa si trasferiscono nel crinale ed entrano in contatto con tante storie, compresa quella di Poviglio. Decidono di coinvolge Bellomi e la Tedeschi, che per un anno lavorano sul tema. Bellomi ha raccolto le memorie degli ex abitanti e le ha affidate alla Bedeschi, che le ha “rinchiuse” in questo basamento di cemento ora chiuso. L’idea è che col tempo il monumento divenga parte della natura circostante e che in futuro, fra un secolo o chissà quando, sia aperto: chi lo farà troverà memoria di una vicenda finita, retaggio di un mondo rurale che già oggi appare un altro mondo.

Ieri pomeriggio, l’opera è stata presentata. Coi due artisti e con Cervi e la Bonetti c’erano l’ex sindaco di Ramiseto Martino Dolci, oggi assessore di Ventasso, il Comune nato due anni fa dalla fusione di Ramiseto con Collagna,
Ligonchio e Busana. E soprattutto c’era chi ha abitato a Poviglio e nei dintorni. Memorie viventi di quel passato. Oltre ai racconti diretti, sono stati ascoltati resoconti di discendenti dei vecchi povigliesi. Il paese, in un modo nuovo, respira ancora.

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